Meteo
Repubblica dello Sport: il campione Innocenti racconta le Olimpiadi
pratoSono già passati due anni da quel 10 agosto 2016, quando tutta Montemurlo, e non solo, era rimasta incollata allo schermo della tv con le dita incrociate per Marco Innocenti, il primo...
prato
Sono già passati due anni da quel 10 agosto 2016, quando tutta Montemurlo, e non solo, era rimasta incollata allo schermo della tv con le dita incrociate per Marco Innocenti, il primo montemurlese della storia ad essere riuscito a conquistare l’argento olimpico nel tiro a volo specialità double trap a Rio de Janeiro. I duri mesi di allenamento, i sacrifici lontano dalla famiglia, l’estrema concentrazione e determinazione nella finalissima, la gara della vita, con quei piattelli che a Rio non uscivano mai uguali a causa della pioggia e del vento, che avrebbero potuto infrangere il sogno di una vita. Tutto scorre come un film negli occhi di Marco, che nonostante tutto e tutti ce l’ha fatta ed è “storia”. Ora continua la sua attività ma non si può scordare quel momento «È come il mio nuovo compleanno. Sembra ieri ma sono già passati due anni. Mi sembra una cosa strana e sinceramente ancora non ho metabolizzato del tutto la medaglia. I ricordi di quei momenti sono ancora vivissimi e per me questa data rimarrà indelebile nel cuore e nella mente». Dopo Rio, infatti, Marco non si è fermato ed è riuscito a portare a casa la medaglia d’oro a squadre agli Europei di Baku 2017 e la medaglia d’oro all’Emirates Cup. Ma quello che sta cercando di portare avanti è la tradizione del double trap e del tiro a volo tra i più giovani. «Speriamo di non essere l’unico montemurlese a vincere alle Olimpiadi, ma di essere piuttosto un apripista per nuovi successi. A Montemurlo ci sono tanti atleti di valore, come Jacopo Luchini che prenderà parte alle Paralimpiadi, e spero di vederlo presto sul podio – aggiunge Marco – inoltre stare con i giovani per me è un grande stimolo e anche in occasioni come queste insieme ai ragazzi della Repubblica dello Sport con Martino Angelini che è stato uno dei miei tifosi anche quando siamo tornati con il pullman da Roma dopo la medaglia, è qualcosa di unico e posso dare forza al messaggio di fare sport per migliorarsi». La prima Olimpiade a 22 anni e la medaglia a 38 e nel mezzo tanti sacrifici.
«Per gareggiare alle Olimpiadi bisogna ottenere dei risultati straordinari e io mi ricordo molto bene le prime a Sidney soprattutto la sfilata iniziale in uno stadio gremito e la vicinanza degli emigrati australiani a tutti noi italiani è stato bello peccato che non sono riuscito ad entrare in finale per un colpo – dice Innocenti – ad Atene non ero in forma e si è visto mentre a Rio ho fatto in qualifica 30 su 30 e sono stato uno dei tre atleti a riuscire a fare questo en plein e poi in semifinale ho tirato benissimo pur in condizioni difficili e ho conquistato la medaglia. A due anni di distanza non ho ancora metabolizzato quella vittoria ma voglio ringraziare ancora tutti perché dopo la nascita di un figlio c’è la conquista di una medaglia alle Olimpiadi» . —V.T.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
