Italia
Prato retrocesso, Biffoni duro: "E' colpa di Toccafondi"
Il sindaco amareggiato: "Ripartire con l’attuale proprietà sarà molto complicato". Il vice Faggi: "Serve discontinuità"
PRATO. «Il primo responsabile di quanto è successo è il presidente Paolo Toccafondi, e a seguire tutti i membri dello staff tecnico, dall’allenatore in giù. Come tifoso sono amareggiato, la retrocessione è una roba vergognosa, è fallito un progetto sportivo. Ripartire da Toccafondi sarà molto complicato». Non le manda a dire il sindaco Matteo Biffoni dopo la retrocessione del Prato dalla serie C alla serie D, sancita dall’ennesima sconfitta (2-3 col Siena) al termine della stagione più disgraziata per i colori biancazzurri.
Il fatto che il Prato calcio quest’anno sia stato sostanzialmente ignorato dai tifosi, complice l’indisponibilità dello stadio Lungobisenzio e l’esilio forzato a Pontedera per l’intera stagione, non rende meno amara la retrocessione e l’addio (si spera un arrivederci) al calcio professionistico. Biffoni parla da sindaco, ma soprattutto da tifoso, anche se quest’anno non è andato allo stadio. «Mi ricordo l’entusiasmo per gli arrivi di Tavano e Antonini, e ancora prima per l’accordo con l’Inter - dice - Sembrava si potesse costruire un percorso, e invece è finita così».
Qualcuno però un po’ di colpe le dà anche al Comune per i lavori di rifacimento del Lungobisenzio che si sono prolungati oltre le previsioni. «I lavori si sono prolungati - spiega Biffoni - anche perché a un certo punto sono saltati gli accordi sulla realizzazione del manto sintetico, cioè perché il Prato si è tirato indietro. Poi, certo, c’è stato l’effetto dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel cantiere ed è giusto che la magistratura voglia approfondire, ma questo non toglie che la famiglia Toccafondi deve rendersi conto che quest’anno è stato un disastro. Finora avevano sempre detto che almeno c’erano i risultati, ora non ci sono nemmeno quelli». Insomma, per il sindaco ripartire da Toccafondi può essere un problema, però ammette che nessuna trattativa seria per la cessione della società è andata in porto: «Di pratesi interessati a prendere il Prato non ne conosco. Se ci sono e se pensano che io possa dare una mano, la mia porta è aperta».
Ancora più amareggiato, se possibile, il vice sindaco Simone Faggi, un altro politico-tifoso. «Il dato sportivo è disastroso - dice - Da parte nostra era stata aperta una partita di credito verso la società, erano stati presi impegni e i risultati sono opposti a quelli attesi. Sono testimone che trattative concrete per la cessione della società non sono passate attraverso il Comune. In altre parole non posso dire che Toccafondi non abbia voluto vendere. E però per il bene della città e per riportare entusiasmo serve una discontinuità (leggi: che la famiglia Toccafondi si faccia da parte, ndr). Sarebbe un bene per tutti». La salvezza, comunque, potrebbe arrivare anche a tavolino in un mondo, quello del calcio, dove non è mai detta l’ultima parola. Ma quest’anno potrebbe essere più difficile se andasse subito in porto il progetto del presidente del Coni Malagò di aprire la serie C alle seconde squadre della serie A. Perché alcune società certamente non si iscriveranno al prossimo campionato, ma il loro posto potrebbe essere preso dalle squadre B delle big.
«Quando si manda un drappello di ragazzotti contro squadre attrezzate per la categoria - commenta Andrea Gori, storico tifoso biancazzurro - è nell’ordine naturale delle cose che poi finisca male». Gori è stato uno di quei cento che un paio di volte alla settimana hanno preso la macchina per andare a veder giocare il Prato in provincia di Pisa. La prossima stagione avranno il nuovo stadio, ma gli toccherà guardare la serie D.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
