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Prato

Hanno dato un calcio al razzismo

Hanno dato un calcio al razzismo

Esordio a Viaccia della squadra di richiedenti asilo nel campionato Uisp

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PRATO. La partita dell’accoglienza fa rimbalzare il pallone della solidarietà. Certo, la traiettoria del rimbalzo è forse alta sulla traversa ma ad essere infranti sono i vetri del pregiudizio, della paura, dell’ignoranza. Il vero calcio giocato è questo, il puro e semplice piacere di stare insieme e divertirsi, ben oltre le barriere, reali o immaginarie, che ci si parano davanti. E proprio il nero e il bianco, i colori del pallone di calcio, sono stati i protagonisti della prima partita giocata da una squadra pratese composta per intero da richiedenti asilo. La formazione del Coiano Santa Lucia Uisp, 11 titolari tutti di origine africana, è scesa in campo a Viaccia contro gli avversari – sportivi si intende – del Libertà Viaccia. Al campo sportivo di via Valdingole davanti ad un pubblico numeroso e sempre caloroso, la gara si è svolta con correttezza: alla fine i padroni di casa del Viaccia hanno vinto per 1-0 sul Coiano grazie ad un gol di Giugni, ma questo, dicevamo, vale solo per la cronaca. C’è da soffermarsi invece sulla bella accoglienza dei tifosi sugli spalti e sul quasi commovente clima di serenità respirato per l’arco dei 90 minuti: «Ho provato tanta emozione per un avvenimento del genere – spiega Mattia Di Vivona, direttore generale del Coiano Santa Lucia – In campo il gioco è stato corretto ma soprattutto abbiamo assistito ad un tifo sano. Troppo spesso i giocatori stranieri vengono offesi dalle tribune per il colore della pelle. Oggi è stata tutta un’altra musica, questa umanità fa bene a tutti». I giocatori del Coiano Santa Lucia Uisp sono provenienti da paesi della fascia subsahariana (Mali, Nigeria, Senegale) ed hanno affrontato percorsi tremendi per arrivare fin qui: c’è Amadou, ventiquattrenne nigeriano scappato dalla sua terra e giunto a Prato dopo una vera e propria odissea: «Mi piacerebbe diventare un calciatore in Italia» confessa. E c’è Camara, maliano fuggito dalla guerra e arrestato in Libia, che ammette: «Vorrei trovare quella tranquillità che nel mio paese non c’è». Intanto un barlume di spensieratezza corre lungo il rettangolo verde di gioco. L’esperimento sta riuscendo e a breve altri giocatori si aggiungeranno: «Tessereremo altri 3 calciatori, la squadra si allargherà» dice Roberto Macrì, presidente del Coiano e della fondazione Opera Santa Rita, presso le cui strutture dimorano i rifugiati. Ad amalgamarli è l’allenatore Gabriele Zottoli: “Sono ragazzi allegri e uniti, che trovano nel calcio un momento di conforto e di evasione».

Vittorio Vannucci

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