Il presidio
«Monaco artefice della salvezza»
di Vezio Trifoni
Radici esalta l’allenatore che ha richiamato al Prato nel periodo più buio della stagione
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PRATO. Dopo il pareggio col Tuttocuoio ottenuto al Lungobisenzio co col Tuttocuoio, il Prato rimane in Lega Pro, anzi serie C, e il presidente Nicola Radici gioisce, ma senza entusiasmo.
«Avevo accettato di tornare qua non per salvarmi – spiega Radici – so come va il calcio e se c'era bisogno di salvarsi mi sarei rimboccato le maniche. Alla tredicesima partita eravamo retrocessi con una situazione al limite dell'impossibile. Da lì abbiamo fatto una rimonta incredibile. Per cinque mesi di fila abbiamo combattuto gara dopo gara. Come il Cagliari di Ranieri o la Reggina di Mazzarri. Ad un certo punto di solito dopo una rimonta c'è un calo ed invece ce l'abbiamo fatta».
Un girone di ritorno entusiasmante.
«Farli riprendere a livello mentale non è stato facile – continua Radici – grosso merito va a Monaco. C'è un doppio sentimento che mi ha portato avanti ma purtroppo non riesco a gioire come pensavo. Durante l'anno sono successe troppe cose. Mi sono impegnato allo spasimo e qualunque risultato arrivava ero tranquillo».
Un Prato che si è rinforzato ma alla fine ha fatto esplodere i suoi giocatori già presenti ad agosto.
«A gennaio la squadra si è rinforzata ma la salvezza l'abbiamo costruita a dicembre. Bisogna ammettere che il mercato di agosto è stato rivalutato dal nostro tecnico. Un grazie ai ragazzi, al mister che per il secondo anno mi toglie le castagne dal fuoco, una persona che fa le cose semplici, ha messo a posto lo spogliatoio con un'impostazione metodica e in base alle caratteristiche che aveva. È il secondo anno che fa miracoli. Mi sono preso la responsabilità di certe scelte e ho già detto che ho sbagliato quando ho fatto arrivare Malotti. L'ho dichiarato pubblicamente e dopo poche giornate ho scelto un tecnico di cui mi fidavo e che ci ha portato alla salvezza. Sono venuto a Prato da amico dei biancazzurri e non per consumare vendette. Alla fine la mia vocina mi ha dato ragione. Questa maglia la sento più delle altre. Non me lo sarei mai perdonato e vorrei ringraziare un persona che è stata sempre vicina, Gianluca Baroncelli».
Sul futuro nessuno si esprime, da mister Monaco al presidente Radici all'amministratore delegato Paolo Toccafondi. Ora l'attesa è su cosa succederà.
Orgoglio Pratese, che ha il 51% delle quote dell'Ac Prato, continuerà nel suo percorso con lo stesso sistema organizzativo dello scorso anno? Oppure ci sarà l'entrata di un socio forte che andrà a prendere l'altro 49% delle quote (ora in mano a Toccafondi e Tocci) per dare un volto diverso all'Ac Prato?
I due interrogativi dovranno essere chiariti entro la scadenza delle iscrizioni (a fine giugno) al nuovo campionato professionistico.
«Avevo accettato di tornare qua non per salvarmi – spiega Radici – so come va il calcio e se c'era bisogno di salvarsi mi sarei rimboccato le maniche. Alla tredicesima partita eravamo retrocessi con una situazione al limite dell'impossibile. Da lì abbiamo fatto una rimonta incredibile. Per cinque mesi di fila abbiamo combattuto gara dopo gara. Come il Cagliari di Ranieri o la Reggina di Mazzarri. Ad un certo punto di solito dopo una rimonta c'è un calo ed invece ce l'abbiamo fatta».
Un girone di ritorno entusiasmante.
«Farli riprendere a livello mentale non è stato facile – continua Radici – grosso merito va a Monaco. C'è un doppio sentimento che mi ha portato avanti ma purtroppo non riesco a gioire come pensavo. Durante l'anno sono successe troppe cose. Mi sono impegnato allo spasimo e qualunque risultato arrivava ero tranquillo».
Un Prato che si è rinforzato ma alla fine ha fatto esplodere i suoi giocatori già presenti ad agosto.
«A gennaio la squadra si è rinforzata ma la salvezza l'abbiamo costruita a dicembre. Bisogna ammettere che il mercato di agosto è stato rivalutato dal nostro tecnico. Un grazie ai ragazzi, al mister che per il secondo anno mi toglie le castagne dal fuoco, una persona che fa le cose semplici, ha messo a posto lo spogliatoio con un'impostazione metodica e in base alle caratteristiche che aveva. È il secondo anno che fa miracoli. Mi sono preso la responsabilità di certe scelte e ho già detto che ho sbagliato quando ho fatto arrivare Malotti. L'ho dichiarato pubblicamente e dopo poche giornate ho scelto un tecnico di cui mi fidavo e che ci ha portato alla salvezza. Sono venuto a Prato da amico dei biancazzurri e non per consumare vendette. Alla fine la mia vocina mi ha dato ragione. Questa maglia la sento più delle altre. Non me lo sarei mai perdonato e vorrei ringraziare un persona che è stata sempre vicina, Gianluca Baroncelli».
Sul futuro nessuno si esprime, da mister Monaco al presidente Radici all'amministratore delegato Paolo Toccafondi. Ora l'attesa è su cosa succederà.
Orgoglio Pratese, che ha il 51% delle quote dell'Ac Prato, continuerà nel suo percorso con lo stesso sistema organizzativo dello scorso anno? Oppure ci sarà l'entrata di un socio forte che andrà a prendere l'altro 49% delle quote (ora in mano a Toccafondi e Tocci) per dare un volto diverso all'Ac Prato?
I due interrogativi dovranno essere chiariti entro la scadenza delle iscrizioni (a fine giugno) al nuovo campionato professionistico.
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