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Toccafondi manda i tifosi a quel paese
Durissimo sfogo dell’ad dopo il ko con l’Arezzo. Mano ferita: «Ho colpito le porte perché non ho trovato qualche faccia»
PRATO. Dopo il ko interno contro l'Arezzo nel derby che ha segnato la terza sconfitta consecutiva per il Prato e la tredicesima in campionato c'è stato il duro sfogo dell'amministratore delegato Paolo Toccafondi contro una parte della tifoseria biancazzurra. «Sono venti scemi che vogliono che il Prato retroceda. Stiano pure a casa, facciamo senza di loro. Troppo facile fare le feste e poi venire a rompere le scatole».
Toccafondi non voleva parlare ma era così arrabbiato, tanto da mandare a quel paese (con altre parole) chi ha contestato la squadra alla fine del primo tempo, quando il punteggio era ancora sullo 0-0. Toccafondi si è presentato in sala stampa con vistose escoriazioni alla mano destra. «Ho colpito le porte - ha poi spiegato - Perché non ho trovato qualche faccia». Dieci minuti di sfogo contro una parte della tifoseria che non ha mai amato lui e il padre Andrea, ma che secondo Toccafondi jr non aveva alcun motivo di contestare la squadra, autrice di una prestazione di grande livello nonostante la sconfitta.
«Siamo rientrati e ho visto questi 20 ragazzotti, che poi sono quattro pischelli - ha detto Toccafondi - che infamavano i giocatori e infamavano me. Eppure la volevano (la società, ndr), 51%, ora ce l'hanno e siccome le cose vanno male trovano scuse per contestare. Questi sono contro a prescindere, per cui per me vanno affanc... dal primo all'ultimo. Mi dispiace, perché questa è una città autolesionista, è una cosa fuori da ogni logica. L'altra volta hanno offeso Antonini, la moglie, si devono solo vergognare. Ci vuole la faccia come il culo. Oggi ho rivisto la squadra di inizio campionato, ma evidentemente se dopo tutte queste giornate abbiamo solo 8 punti significa che qualche errore l'abbiamo fatto».
Poi riparte la tirata contro i tifosi che contestano: «State a casa, se dovete venire a rompere le scatole. Andate a vedere il Real Madrid. E noi continuiamo a lavorare per vedere se ci si leva le gambe, come è già successo. C'è un'alternativa? No, non c'è. Io l'ho messa in tutti i modi, bianca, gialla, rossa, turchina. No, non c'è. Allora dovete stare zitti. Io dico alla squadra: non li cacate neanche e giocate per la maglia, per la vostra carriera e per i tifosi che vi vogliono bene veramente. Se te speri che il Prato retroceda, io ti vado in quel posto e sei nemico mio. Mi sono spaccato la mano dalla rabbia e i giocatori devono avere la stessa rabbia, e vedrete che anche stavolta ci si leva le gambe, in un modo o in un altro».
Dall'altra parte il tecnico Monaco è basito e non si capacita come la sua squadra non riesca a fare punti. «Abbiamo giocato bene e siamo stati corti come dovevamo esserlo - spiega l'allenatore biancazzurro - Siamo andati a segno con un bel gol di Moncini, qualcuno mi ha detto perché non hai cambiato ma la squadra continuava a fare quello che era stato il pre partita. Poi Moscardelli ha fatto un gran gol da giocatore fuori categoria e li ci siamo un po’ disuniti e purtroppo è arrivato il secondo gol. Bisogna non guardare la classifica anche se non è facile e pensare solo alla prossima gara. Il lavoro e crederci queste le armi per venirne fuori».
Ora il Prato dopo aver giocato con le prime tre della classifica ha un calendario che sulla carta è più agevole e domenica sarà di scena a Gorgonzola contro il Giana Erminio e nell'ultima di andata giocherà in casa contro il Piacenza alle 14,30 di domenica 18 dicembre. Poi dopo Natale si giocherà la prima di ritorno e i biancazzurri saranno fuori casa contro il Tuttocuoio e venerdi 30 dicembre alle 15 in casa la sfida importantissima con il Racing Roma. Poi la sosta fino al 22 gennaio per tornare sul mercato e valutare la classifica e come poter arrivare alla salvezza.
Vezio Trifoni
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