Critiche a Radici, il trust non ci sta
Parlano Sanesi, Cecconi e Storai: «Ci abbiamo messo la faccia e i soldi, acquisti concordati anche con Paolo Toccafondi»
PRATO. Dopo le critiche e i cori durante il match tra Prato e Alessandria contro il presidente Nicola Radici, quelli contro la famiglia Toccafondi e anche quelli contro l'ex Antonini, i tre rappresentanti del Trust (Alessandro Sanesi, Mirko Cecconi e Simone Storai) che sono all'interno del Cda del Prato hanno voluto chiarire la posizione di Orgoglio Pratese.
«Avevamo detto il 30 giugno che da quel momento non avremmo più parlato e avrebbe parlato solo Nicola Radici - spiega Mirko Cecconi - e pensavo che fosse stato chiarito tutto dopo l'assemblea pubblica, che è stata vibrante, ma adesso vorremmo puntualizzare alcune cose. Il discorso del progetto è stato chiaro fin dall’inizio con l'obiettivo dell’acquisizione del 51% dell’Ac Prato Spa e la raccolta di 800mila euro. Non siamo riusciti a raggiungere la quota stabilita ma non c'è stato nessun compromesso perché anche a una cifra inferiore il progetto andava avanti - continua Alessandro Sanesi - doveva accettare Paolo Toccafondi e lui l'ha fatto».
«Acquisita la maggioranza siamo andati avanti e ci siamo presi una clausola di salvaguardia perché noi siamo una scatola vuota. Ogni giugno abbiamo la facoltà di rendere l'Ac Prato Spa nel caso in cui i tifosi o gli sponsor non avessero più aderito». La molla che ha fatto scattare la contestazione dei tifosi è stato il ritorno di Malotti come espressione di Toccafondi. «Il discorso di Malotti è che in quel momento è stato ritenuto l'allenatore giusto e c'è stata la convinzione e la fiducia. Sapevamo che era un personaggio scomodo ma che potevamo affrontarlo. Così non è stato e per tanti tifosi è stato un problema insormontabile. La decisione è stata presa e Radici, insieme a tutti noi della dirigenza, lo ha fatto perché ha ritenuto che Malotti poteva essere il bene del Prato. Era chiaro che se non avesse avuto successo (come si è verificato) sarebbe stato esonerato e così è stato. Dal lato umano Radici è stato specchiato, si è comportato benissimo nei confronti dei tifosi». Ciò non toglie che la squadra abbia dei problemi.
«Gli acquisti sono stati concordati con l'allenatore iniziale e anche con Paolo Toccafondi e questo era chiaro fin dall’inizio - continuano i tre consiglieri - Noi abbiamo investito il doppio rispetto all'inizio per fare determinate cose. Il rispetto deve essere alto. Nicola Radici si è impegnato ed ha dato una mano direttamente. I risultati sportivi vanno visti a giugno». «Purtroppo è innegabile che la storia degli anni passati è chiara e non abbiamo avuto mai grandi soddisfazioni - spiega Simone Storai - Bisogna mettere una pietra sul passato. Il 51% è in mano ai tifosi e quindi bisogna continuare su questa falsariga. La squadra non ha ottenuto quello che volevamo. La squadra siamo noi e il compimento non deve finire il 30 giugno chiunque ci sia. Ogni minima cosa che viene fatta viene girata in maniera negativa».
«Questo progetto è in divenire ed è di Prato - spiega Sanesi - avrebbe bisogno di un po’ di emozione e di pubblico. La squadra è di tutti coloro che hanno aderito. Abbiamo bisogno del pubblico. Bisogna fare un cambio di mentalità, pensavamo di essere più maturi ci siamo sopravvalutati - spiega Cecconi - ora bisogna guardare cosa stiamo facendo. Se continuiamo così facciamo un passo indietro invece di fare un passo avanti e questo non è quello che vogliamo». «Comunque noi non scappiamo - spiega Cecconi - il tiro al piccione ci dispiace». Il futuro di Orgoglio Pratese «è un'opportunità che i tifosi si sono conquistati - spiegano i tre rappresentanti del Prato e di Orgoglio Pratese - lo scopo è quello di ricreare il contorno. Abbiamo bisogno di tutti gli aderenti al trust e dei tifosi oltre che degli sponsor e vuole andare avanti. Devo essere arrabbiato perché la mia squadra è ultima in classifica e non perché è venuto un allenatore o un altro. Ci vuole un atteggiamento diverso». Alternative ? «Purtroppo non ce ne sono e se ci fossero - concludono - noi possiamo essere i garanti. Cerchiamo di salvarci e ognuno prenderà la sua decisione, i 400 soci e le 100 aziende».
Vezio Trifoni
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