Il giudice bacchetta l'allenatore: "Pessimo esempio per i ragazzi"
Respinto il reclamo del Poggio a Caiano contro la squalifica del tecnico degli Esordienti: non fermò la rissa in campo e insultò l'arbitro
PRATO. "Il comportamento tenuto dal signor Vezzosi è stato assolutamente scorretto, non giustificabile in alcun modo e rappresenta quanto di peggio possa verificarsi nei campi sportivi in tema di educazione ed esempio per i ragazzi di giovane età". Così scrive il giudice sportivo per motivare il rigetto del reclamo presentato dalla società Poggio a Caiano 1909 contro la squalifica dell'allenatore Dimitri Vezzosi fino al 31 luglio, dopo una rissa tra giovanissimi calciatori durante la partita del 15 febbraio tra Poggio e Coiano Santa Lucia, Esordienti secondo anno.
A Vezzosi il "tutor arbitrale" aveva contestato il seguente comportamento: “Pur presente ad una rissa fra calciatori delle due società, non cercava di farla cessare, ingiuriando i giocatori dell’altra società. Successivamente continuava ad infamare (sic.) la società Coiano Santa Lucia e, di fronte all’invito a cessare da parte del “tutor arbitrale”, gli si avvicinava minaccioso insultandolo e rinnovando le ingiurie. Offendeva la Federazione insinuando una volontà di danneggiare la propria squadra”.
Vezzosi e il Poggio 1909 non hanno negato i fatti, ma si sono giustificati dicendo che il "tutor arbitrale" non sier qualificato. Se l'avesse fatto, è il ragionamento, il comportamento sarebbe stato diverso. L'arbitro però nel rapporto supplementare ha confermato quanto già scritto sul momento e il giudice sportivo di secondo grado ha respinto il reclamo.
"Nessuna attenuante può essere riconosciuta al tesserato nemmeno nell’ottica di quanto scritto a sua difesa da parte della società - scrive il giudice - Giova ricordare che la categoria dove si sono svolti i fatti costituisce uno dei primi passi verso l’attività agonistica (basti pensare che ancora vengono disputati tre tempi e il che la dice lunga circa lo scopo della stessa) mentre invece ci sono alcuni soggetti, che forse dovrebbero ripensare al loro ruolo in campo e con esso le società, che intendono tali manifestazioni poco più che ludiche come gare professionistiche ad alto livello esasperando gli animi e contribuendo a dare un pessimo insegnamento ai ragazzi che già per effetto del “bombardamento” mediatico tendono ad imitare gli adulti. Il ruolo degli allenatori e dirigenti deve consistere nell’educare i ragazzi allo sport e devono farlo in primo luogo dando l’esempio in positivo agli stessi ovvero in maniera diametralmente opposta rispetto a quanto oggi trattato in questa sede".
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