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Radici lascia ma tiene le quote

Radici lascia ma tiene le quote

Non è più vicepresidente del Prato: «Devo pensare a mio figlio, me l’ha chiesto mia madre»

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PRATO. Ora è ufficiale: Nicola Radici non sarà più il vicepresidente esecutivo del Prato ma rimarrà azionista della società laniera.

«Sono stati 10 giorni di conflitto con me stesso - spiega Radici - l'egoismo avrebbe detto di continuare perché sono uomo di sport ma i doveri familiari e lavorativi in questo momento mi hanno fatto scegliere in maniera diversa. Ho un figlio di 14 anni che vive a Bergamo mentre io sto a Milano e lavoro a Bergamo. Sono un po’ cavallo pazzo e un po’ ribelle ma anche mia madre mi aveva chiesto di seguire la famiglia e io le avevo detto di lasciare finire il campionato. E quando siamo riusciti a salvarci la prima cosa che mi ha detto è stata: ora pensaci. Sono sicuro che se fosse arrivata la retrocessione sarei stato in dovere di rimanere».

Senza Radici il Prato perde un punto di riferimento.

«Prato ha gente speciale, persone perbene e con tanto entusiasmo. Il mio rapporto con Andrea Toccafondi è sempre stato ottimo e il fatto che mi ha chiesto di rimanere azionista è la dimostrazione che c'è solo una necessità della vita. Fin dal 1994, quando gli ho dato tre giocatori dell'Atalanta, c'è stata grande amicizia e stima reciproca. Il mio arrivo ha ridato anche a lui un po’ di gioventù e siamo riusciti a conquistare gli obiettivi che ci eravamo prefissati».

Lei mancherà soprattutto ai tifosi.

«Il mio sogno era portare il Prato in serie B - dice Radici - ma il dovere era quello di conquistare la C1 e in due anni siamo riusciti a mantenerla. Solo con l'Atalanta nel calcio e nel Vigevano nel basket ho trovato lo stesso spirito che c'era anche a Prato. Con i tifosi ho avuto un rapporto molto forte. Ci sono stati 4-5 mesi di studio con quasi una diffidenza reciproca ma poi è arrivata la stima e hanno capito che ho sempre fatto tutte le scelte con la massima trasparenza e per l'interesse del Prato anche commettendo errori. Con Luca Pecchioli siamo diventati amici e nei momenti difficili ci tiravamo su a vicenda. Non ci sono stati lati negativi e abbiamo raggiunto gli obiettivi e ho conosciuto tanti amici».

Ora senza Radici che Prato sarà?

«Il Prato ha una garanzia che è Ciccio Esposito. Ha un'esperienza di grande livello e conosce il calcio come pochi. Ma soprattutto ha un legame forte con la città. Posso pensare solo a uno o due persone del suo livello. Esposito ha fatto la mia scelta al contrario. Inoltre il Prato ha figure molto importanti che vivono il Prato come Mario Masini, Nicola Picconi e Roberto Angioni che fanno sì che questa città si pianga un po’ addosso ed invece ha una grande vitalità».

E' quindi un arrivederci?

«Forse sì, ma voglio essere sincero anche in questa occasione, soprattutto con i tifosi, perché Prato ama la sua squadra di calcio e l'ha dimostrato in queste stagioni standole vicino in mille difficoltà. Non sempre si può fare quello che uno vuole e in questo momento la mia situazione personale mi fa fare delle scelte diverse. Io ringrazio Prato e spero che mi capiscano perché il mio affetto verso di loro è importante».

Vezio Trifoni

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