Il presidio
Mister Davide Beccaglia lascia il Barberino
PRATO. La tempesta, giudiziaria e mediatica, non accenna a diminuire, eppure la passione e la voglia degli italiani verso il calcio sembra non trovare ostacoli. Se a due settimane dalla conclusione...
PRATO. La tempesta, giudiziaria e mediatica, non accenna a diminuire, eppure la passione e la voglia degli italiani verso il calcio sembra non trovare ostacoli. Se a due settimane dalla conclusione dei campionati il circo del grande mercato dei professionisti occupa già le prime pagine dei quotidiani, anche realtà minori come quelle del calcio giovanile pratese cominciano a mostrare i primi segnali di fermento. I trasferimenti dei giocatori rivestono il ruolo di grandi protagonisti del mercato, grazie alla loro peculiare capacità di fare sognare i tifosi, ma altrettanto significativi sono i cambiamenti sui titolari delle varie "panchine". E' proprio uno dei mister più stimati e conosciuti del panorama pratese, Davide Beccaglia, il primo allenatore ad ufficializzare il cambio di società. Mister Beccaglia, l'incontro con la società non è andato come sperava? «Certamente non posso negare di provare un pò di dispiacere nel comunicare che lascerò Barberino dopo due anni, però non c'erano le basi per continuare e cambiare era quindi necessario». Lascia dopo due ottime stagioni con l'annata del 1995, quali sono adesso le sue aspirazioni? «Innanzitutto volevo ringraziare e salutare il gruppo che ho avuto la fortuna di allenare in questi due anni, un gruppo che è cresciuto molto e con il quale ci siamo tolti molte soddisfazioni. Possedendo il patentino di Uefa B la mia ambizione sarebbe stata quella di allenare la prima squadra del Barberino, vicina alla promozione in Seconda categoria, ma la società ha preferito prendere un'altra decisione, che rispetto ma che non mi permetteva di rimanere nel Mugello». E' quindi sul mercato : la volontà rimane quella di allenare una formazione di categoria o comunque Juniores?
«In linea di massima direi proprio di sì. Ho già acquisito una discreta esperienza nel settore giovanile e la voglia di mettermi in gioco con una prima squadra è tanta, certo ci vuole una società con un bel progetto e con il coraggio, anche se in realtà non è giusto definirlo così, di affidare la panchina ad un tecnico qualificato e giovane».
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