L’ira degli ambulanti di Prato: «Allerta meteo esagerata, bisogna rivedere le regole»
I Comuni della provincia hanno disposto la chiusura dei mercati, ma le previsioni della Regione si sono rivelate sbagliate
PRATO. Rivedere il sistema con cui vengono disposte le chiusure dei mercati a seguito delle allerte meteo, introducendo criteri maggiormente proporzionati alla reale situazione e garantendo soprattutto uniformità nelle decisioni tra Comuni limitrofi. È questa la richiesta che arriva da Anva Confesercenti Prato, l’associazione dei venditori ambulanti, alla luce delle difficoltà che le chiusure determinate dalle allerte meteorologiche stanno creando agli operatori dei mercati.
«Siamo i primi a comprendere la necessità di tutelare la sicurezza di operatori e cittadini – sottolinea Massimo Castellani, presidente di Anva Prato – e nessuno vuole mettere in discussione questo principio. Ma proprio per questo riteniamo sia arrivato il momento di rivedere complessivamente il sistema. Non è possibile che un’allerta comporti automaticamente la cancellazione delle attività dei mercati anche quando, nelle ore interessate, le condizioni meteorologiche risultano poi del tutto normali o comunque non tali da determinare situazioni di reale pericolo».
Per gli ambulanti il problema è particolarmente pesante. Una giornata di mercato persa significa infatti un danno economico diretto per imprese che sostengono costi, si organizzano con giorni di anticipo e vivono prevalentemente del proprio lavoro quotidiano.
«Ogni chiusura ha un costo – prosegue Castellani – e per un ambulante non esiste la possibilità di recuperare semplicemente quella giornata. Ci sono spese di trasporto, personale, acquisto delle merci e organizzazione che rimangono comunque a carico dell'impresa. Se poi il mercato viene chiuso e poche ore dopo il tempo è sostanzialmente normale, la penalizzazione diventa ancora più difficile da comprendere».
C’è poi un altro aspetto che, secondo Anva Confesercenti, merita una riflessione urgente: la mancanza di uniformità tra Comuni territorialmente vicini. «È incomprensibile che a pochi chilometri di distanza, con condizioni meteorologiche sostanzialmente analoghe, in un Comune il mercato possa svolgersi regolarmente mentre in quello confinante venga disposto il divieto. Per gli operatori, che spesso lavorano su più mercati della provincia, diventa difficile orientarsi e programmare la propria attività». Anva Confesercenti ritiene quindi necessario aprire un confronto con le amministrazioni comunali e con gli altri soggetti competenti per arrivare a criteri più omogenei, chiari e proporzionati, capaci di distinguere le situazioni di effettivo rischio da quelle nelle quali l'attività può essere svolta in condizioni di sicurezza.
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