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Prato

La sorpresa

Doccia fredda sui tifosi del Prato: non aumenta la capienza dello stadio

di Paolo Nencioni

	I lavori per il montaggio delle barriere davanti allo stadio Lungobisenzio
I lavori per il montaggio delle barriere davanti allo stadio Lungobisenzio

L’impianto non ha superato l’esame della Commissione comunale di vigilanza. Sconsolato il sindaco Biffoni: «Tifare per il Prato è davvero una sofferenza»

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PRATO. Doccia fredda sulle speranze dei tifosi del Prato di avere uno stadio da 3.000 posti. Oggi, 26 agosto, la Commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo ha espresso un parere negativo sull’aumento della capienza del Lungobisenzio.

«A seguito delle verifiche sul posto e dell'esame della documentazione presentata – si legge in una nota del Comune – la Commissione ha rilevato una serie di carenze documentali e di verifica della recinzione. La Commissione ha evidenziato: la necessità di integrare le dotazioni DAE con dispositivi per la defibrillazione pediatrica e la necessità di un piano di emergenza aggiornato in un unico documento organico. Ha inoltre rilevato il mancato completamento della recinzione fissa sul lato giardini della stazione centrale e l’impossibilità di verificare il montaggio completo e la relativa certificazione della separazione tra i tifosi locali di curva e di tribuna».

E dunque, «in virtù delle carenze e della mancata possibilità di ottemperare alle verifiche necessarie, la Commissione comunale di vigilanza ha stabilito di non poter esprimere parere favorevole all'ampliamento della capienza dell'impianto a 2.980 spettatori».

I lavori della Commissione sono stati rinviati a un successivo sopralluogo, che sarà programmato nei prossimi giorni appena ricevuta la documentazione integrativa richiesta.

«Tifare per il Prato è davvero una sofferenza – commenta il sindaco Matteo Biffoni – ma sono sicuro che arriveremo entro breve al traguardo di 3.000 posti. E questo è solo il primo step».

«Il simbolo di un fallimento»

Sferzante il commento di Cosimo Zecchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale.

«C'è una storia che racconta meglio di qualsiasi analisi politica come governa Matteo Biffoni questa città – scrive Zecchi – Si chiama Lungobisenzio, è lo stadio del Prato, ed è nato in un tempo che fu, con una capienza di 15.000 posti. Nel tempo, tra incuria, mancanza di visione e gestione improvvisata, è arrivato alla situazione attuale: 1.999 spettatori ammessi, una capienza da campo parrocchiale per una città che ha smesso di avere ambizioni, sportive come non. Portarla a 3.000 era il minimo sindacale, il punto di partenza, non un traguardo da celebrare. Biffoni l'ha cavalcata in campagna elettorale, poi l'ha rivendicata come prima cosa concreta del suo terzo mandato. Bagni di folla, pacche sulle spalle, pagine di giornale. Noi nel frattempo discutevamo in consiglio della Tari, lui stava sotto, in piazza tra i tifosi. Una vera priorità sbandierata e ostentata. Oggi la Commissione comunale ha detto ancora no: l'ampliamento resta bloccato. Carenze documentali, recinzione incompleta, piano di emergenza non aggiornato. Siamo a 1.999 posti. A giugno il sindaco dichiarava che quello dello stadio era "il primo traguardo che mi ero proposto di raggiungere nei tempi più rapidi possibile", ringraziando con trasporto tutti i coinvolti. Oggi non ci sono stati ringraziamenti. Solo un'altra Commissione che ha rilevato ennesimi problemi e ha rimandato tutto a data da destinarsi. La stessa commissione che sta bocciando un po' tutto a Prato, quindi la riflessione è duplice: sulla commissione e sullo stato delle strutture. La beffa ulteriore è questa: Biffoni è il sindaco-tifoso per eccellenza, quello che va allo stadio, che si emoziona, che posta le foto in curva. Una passione sbandierata a ogni occasione utile. Promesse a non finire, grandi progetti. Eppure non riesce a sbloccare una pratica burocratica. Ma io vi scrivo perchè questa vicenda non è solo calcistica. È la cifra politica di un personaggio che costruisce la sua immagine quotidianamente facendo i suoi show e che poi, quando si tratta di portare a casa un risultato concreto, sparisce dietro ai tecnici, alle commissioni, ai rinvii. Prato è una città con grande potenziale sotto ogni punto di vista e che meriterebbe di avere le chances di giocarsi le sue carte. Invece assiste ogni giorno a proclami e non vede mai i fatti. Dallo stadio da 15.000 posti a quello da 1.999, Prato ha perso pezzi di sé per decenni. Con Biffoni al terzo mandato, non è cambiato il metodo: si celebra prima e si prende atto del fallimento dopo, possibilmente senza troppo rumore».

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