Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Prato, agente della Penitenziaria indagato per tentato omicidio dopo gli spari al pronto soccorso

di Redazione Prato

	I rilievi di scientifica e magistrato in pronto soccorso (foto: Paolo Nucci)
I rilievi di scientifica e magistrato in pronto soccorso (foto: Paolo Nucci)

Uil Fp chiede camere di sicurezza per arrestati e detenuti negli ospedali. Il Sappe denuncia sovraffollamento e carenza di organico alla Dogaia

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO  Tre colpi di pistola dentro il pronto soccorso, la polvere bianca dell’estintore sparata nell’aria, un uomo ammanettato che prova a scappare. Ventiquattr’ore dopo la fuga mancata al Santo Stefano di Prato, la procura indaga per tentato omicidio l’agente della polizia penitenziaria che ha premuto il grilletto. La comunicazione formale è arrivata lunedì mattina ai suoi avvocati. L’agente è originario di Airola. È l’inizio dell’inchiesta sull’uso dell’arma, non un giudizio di responsabilità.

La scena si consuma domenica pomeriggio nell’area dell’emergenza. Il fermato, 22 anni, marocchino, ex detenuto, era sotto custodia della Penitenziaria e aspettava di essere visitato dopo l’arresto nei pressi della Dogaia. Secondo la ricostruzione fin qui emersa, riesce ad afferrare un estintore, lo scarica nel reparto, crea confusione e tenta la fuga. Uno degli agenti estrae la pistola e spara tre volte. Un solo proiettile raggiunge il giovane a una gamba. Non è in pericolo di vita. Nessun altro resta ferito, ma il pronto soccorso viene bloccato per i rilievi e per ripristinare gli spazi.

Adesso gli investigatori dovranno fissare ciò che in quei secondi fa la differenza sul piano penale: dove si trovavano agente e fermato, a quale distanza, quale fosse la traiettoria dei tre colpi, se e come il ventiduenne stesse ancora minacciando qualcuno quando sono partiti gli spari. Saranno rilievi, testimonianze ed eventuali immagini di videosorveglianza a ricostruire la sequenza. L’ipotesi di tentato omicidio resta, in questa fase, un’accusa da verificare.

Il caso ha acceso subito la protesta dei sindacati della Penitenziaria. Eleuterio Grieco, segretario generale regionale della Uil Fp Polizia penitenziaria, chiede alla Regione «camere di sicurezza per gli arrestati e i detenuti inviati al pronto soccorso» e reparti specifici negli ospedali per i detenuti ricoverati. Propone anche di rafforzare l’assistenza sanitaria in carcere, compresa la telemedicina, per ridurre gli invii nei reparti di emergenza che, sostiene, troppo spesso riguardano codici bianchi senza successivo ricovero.

Il sindacato allarga il bersaglio alle condizioni di lavoro degli agenti e ai costi dell’assistenza sanitaria penitenziaria. Nelle ore precedenti anche la Uilpa aveva indicato nel taser uno strumento che, secondo il sindacato, avrebbe potuto evitare il ricorso alla pistola durante il tentativo di fuga.

E mentre al Santo Stefano si raccolgono i reperti, alla Dogaia arriva un altro allarme. Il Sappe riferisce di una rissa nel reparto di media sicurezza: un detenuto sarebbe stato colpito con una lama rudimentale e ferito a un polmone. È stato trasferito d’urgenza in ospedale e le sue condizioni vengono indicate come gravi. Per il segretario toscano Francesco Oliviero, l’arrivo a Prato di detenuti provenienti da Sollicciano dopo la chiusura di alcune sezioni ha aggravato una situazione già segnata da sovraffollamento e carenze di organico. Il Sappe chiede al Dap lo sfollamento dei detenuti violenti e ad alta conflittualità, anche fuori regione.

Due episodi diversi, due inchieste che non vanno confuse. Ma la stessa giornata finisce per cucire insieme carcere e ospedale: alla Dogaia una lama rudimentale, al Santo Stefano un estintore e tre colpi. Su quei tre colpi, adesso, dovrà parlare la procura.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Maltempo

Allerta meteo in Toscana, gli aggiornamenti sul Palio di Siena – Video

di Redazione web