Lo strano caso della Tari: aumenta ma non per tutti
A Prato sale dell’8,5%, a Montemurlo resta uguale al 2025: ecco perché
PRATO. La bolletta della tassa sui rifiuti aumenterà, ma non per tutti. A Prato le famiglie pagheranno di Tari l’8,5% in più dell’anno scorso, mentre a Montemurlo, il secondo comune più grande della provincia, non ci saranno aumenti. Per quanto riguarda le aziende, a Prato l’aumento è dell’8%, a Montemurlo del 5%. Un confronto impietoso che in questi giorni fa discutere, perché il servizio è svolto per tutti da Plures Alia, ma poi spetta ai singoli Comuni fissare le tariffe.
Si pensava che gli aumenti toccassero un po’ a tutti, ma poi si è scoperto che la situazione è a macchia di leopardo, con alcuni Comuni costretti a piani lacrime e sangue, come Prato, e altri che eviteranno la stangata (vedi Sesto Fiorentino e il già citato Montemurlo).
Ieri pomeriggio, 27 luglio, a Prato se n’è discusso in Commissione 2 e giovedì la deliberà approderà in Consiglio comunale, mentre Montemurlo voterà venerdì.
Che non si metteva bene per le famiglie pratesi lo si era capito la scorsa settimana, quando i 65 Comuni dell’assemblea di Ato (l’Ambito territoriale ottimale) hanno votato il Piano economico finanziario che prevedeva l’aumento delle tariffe, ma quello che non si era capito era che l’aumento sarebbe stato un po’ più pesante del previsto, anche scontando l’inflazione.
In generale si può dire che i grandi comuni sono messi peggio di quelli piccoli. Firenze per esempio deve smaltire tutti i rifiuti prodotti dai turisti; Prato si porta sulle spalle il peso delle aziende. Ma è anche vero che le aziende ci sono anche a Montemurlo, e tra queste c’è una buona parte di aziende a gestione cinese, che senza stare a girarci troppo intorno sono quelle dove si annida il grosso dell’evasione della Tari. E allora perché questa differenza di trattamento?
Secondo l’assessore all’Ambiente Alberto Vignoli uno dei segreti del successo è il recupero dell’evasione. «Che le cose si mettevano male l’abbiamo iniziato a capire già nel 2020 – spiega – e così ci siamo concentrati sui controlli per recuperare superficie non iscritta a tariffa (cioè quella che non risultava e dunque non pagava, ndr). I controlli li facciamo quasi esclusivamente sulle utenze non domestiche e solo l’anno scorso abbiamo recuperato 20.000 metri quadrati». Questo fa sì che siano in più a pagare e gli altri paghino un po’ meno, che sarebbe il sogno di ogni amministratore alle prese con le tariffe Tari.
Sulla tariffa finale, per quanto riguarda Montemurlo, pesano anche i crediti di dubbia esigibilità, che proprio in virtù del recupero dell’evasione sono passati da 800mila a 500mila, alleggerendo il bilancio.
Il progetto del Comune di Montemurlo si chiama Progetto Equità e consiste in controlli (almeno uno alla settimana) cui partecipano la polizia municipale, Alia e la Sori. Va avanti da quattro anni e non è quello pubblicizzato nei giorni scorsi da Alia sugli abbandoni dei rifiuti industriali. Qui si vanno cercare le superfici per tassarle. Ed evidentemente funziona.
Teoricamente dovrebbe funzionare anche a Prato, ma forse al Macrolotto è più difficile. Qui probabilmente si sconta anche il fenomeno delle aziende “apri e chiudi”, quelle che spariscono lasciandosi dietro un debito non solo contributivo e fiscale, ma anche di Tari non pagata. In Comune ci sono cartelle per 6 milioni di euro: solo una piccola parte verrà recuperata, ma la cifra dovrà essere accantonata e appesantirà il bilancio.
Ma l’impressione è che a Prato, oltre all’evasione delle aziende, ce ne sia una bella fetta anche tra le utenze domestiche. Questa evasione è più difficile da scovare, nel senso che ogni singolo controllo positivo (cioè che accerta l’evasione) costa molto più in termini di tempo e risorse rispetto a quello che si può ottenere scoprendo un’evasione nel settore non domestico.
Aumenti o non aumenti, sullo sfondo c’è una questione più grande, quella della chiusura del ciclo dei rifiuti, che ancora non c’è. Gran parte di quelli prodotti da Prato e dalla Toscana volano fuori regione a costi molto alti, e questo in parte spiega l’aumento delle bollette della Tari.
A Montemurlo vedono come fumo negli occhi l’ipotesi di raddoppiare l’inceneritore di Montale, che è proprio sul confine. «Per 15 anni abbiamo detto alla gente che l’impianto avrebbe chiuso e ora si pensa di abbatterlo e farne uno due volte più grande. Non va bene» dice l’assessore Vignoli.
Ma un inceneritore bisognerà pur farlo, sostiene da Prato l’assessore Alberti: «La politica deve prendersi le sue responsabilità, e la Regione non può scaricare tutto sui Comuni».
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