Transenne e ponteggi “eterni” nei luoghi simbolo di Prato
I cantieri infiniti in centro storico: quando il provvisorio diventa definitivo
PRATO. In Italia spesso non c’è nulla di più stabile e duraturo del provvisorio, e Prato da questo punto di vista non fa eccezione. Stiamo parlando dei ponteggi che vengono installati per mettere una toppa quando c’è un problema di stabilità in un edificio (ma anche semplicemente per la caduta di calcinacci) e poi restano lì per mesi, in certi casi per anni. Non è difficile trovare esempi in città, sia su immobili pubblici che più spesso privati, ma ne abbiamo scelti quattro nel centro storico perché si trovano in luoghi simbolo, quelli che contribuiscono a formare l’immaginario collettivo di una città.
Il primo è il ponteggio che è stato installato a Porta Santa Trinita e che è anche il più “giovane” tra quelli presi in considerazione: appena sei mesi. Lo scorso 9 gennaio si staccarono alcune pietre dal cornicione della porta. Per fortuna in quel momento lì sotto non passava nessuno e non ci furono feriti. Arrivarono i vigili del fuoco per mettere in sicurezza la porta e subito dopo fu montato un ponteggio che serve a proteggere auto e passanti. Fu detto che la porta sarebbe rimasta chiusa per un mese alle auto. In realtà la chiusura è durata meno, ma il ponteggio è rimasto lì e non ci sono segnali che verrà tolto presto. Un peccato, perché Porta Santa Trinita è uno dei tre ingressi della città, insieme a Porta Pistoiese e Porta Mercatale (senza contare il “buco” di Moore in piazza San Marco che sorge dove c’era l’accesso dalla parte di Firenze). Insomma, meriterebbe un intervento urgente per non dare l’immagine di una città che cade a pezzi.
Il secondo esempio è poco più avanti sulla stessa direttrice. Via Ricasoli, poco prima del Palazzo Banci Buonamici, sede della Provincia. Lì ormai da tempo c’è un grosso ponteggio che sembra avere la stessa funzione di quello di Porta Santa Trinita, cioè evitare che qualche calcinaccio cada in testa ai passanti. Però anche questo da provvisorio è diventato stabile ed è nel cuore del centro storico, proprio davanti al negozio di “Mattonella”, altro luogo simbolo. Lungo la stessa strada si incontra anche il ponteggio, ormai già abbastanza datato, all’ingresso della scuola di musica Giuseppe Verdi.
Il terzo caso riguarda l’immobile che spicca nelle vedute dall’alto della città, cioè il Convitto nazionale Cicognini in piazza del Collegio, certamente la scuola più conosciuta di Prato da sempre, non fosse altro perché qui hanno studiato i giovane Gabriele D’Annunzio e Curzio Malaparte, tra gli altri. Bene, anche qui c’è un ponteggio “storico”, che non risale ai tempi del Vate ma si avvia a diventare qualcosa di tradizionale. Apparentemente serve a contenere la caduta di calcinacci e si estende da tempo sull’intero perimetro del Convitto, tanto che anche i tubi Innocenti mostrano i segni del tempo. Evidentemente non ci sono i fondi per risolvere alla radice il problema, cioè mettere a posto le facciate. O meglio, non c’erano. In settimana è arrivata la svolta: la Regione ha annunciato uno stanziamento fino a 250mila euro per contribuire ai lavori di rifacimento e messa in sicurezza della facciata, dovrebbero bastare a coprire la metà del costo previsto.
L’ultimo esempio è lì vicino, piazza San Domenico e l’omonima chiesa. Qui lo scorso 20 maggio si è staccata parte dell’intonaco esterno, che è finita sul marciapiede, e sono state messe delle transenne. Transenne troppo “giovani” per finire nell’elenco dei nostri esempi se non fosse che c’erano già prima, cioè dall’agosto dell’anno scorso, quando ci fu un’altra caduta di calcinacci. Le transenne sono ancora lì e si attende un intervento di messa in sicurezza delle facciate esterne.
In settimana sembrava che all’elenco delle transenne si potessero aggiungere quelle piazzate in un tratto di via Pugliesi, all’incrocio con via Cairoli, anche qui per la caduta di calcinacci. La chiusura della strada ha creato qualche problema nel secondo dei giovedì coi negozi aperti, ma il giorno dopo le transenne sono state spostate e la strada è stata riaperta. Mai disperare dunque: non tutte le transenne sono “eterne”.
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