La sentenza
Sudd Cobas, accuse alla Prefettura di Prato per una «proposta inaccettabile»
Il caso di Seano: «Ci chiedono di togliere il blocco per parlare di illegalità». E in serata il sindacato scopre l’ennesimo carico fatto su strada per eludere i controlli
PRATO. Apriamo un tavolo di confronto sull’illegalità nella logistica se togliete il blocco delle merci alla Acca di Seano. Questa la “proposta indecente” che, stando a quanto raccontano i sindacalisti del Sudd Cobas, sarebbe arrivata in via informale dalla Prefettura ai manifestanti che da domenica sono in presidio davanti al capannone della logistica cinese Acca a Seano. Una proposta inaccettabile, secondo Luca Toscano del Sudd Cobas, che oggi pomeriggio, 25 giugno, ha spiegato perché, aprendo un nuovo fronte, stavolta con l’Ufficio territoriale del governo.
«Martedì, prima dell'assalto al nostro picchetto di Seano – spiega il sindacalista – e dopo aver visto che l'Acca in almeno tre occasioni stava facendo caricare i camion lungo le strade anziché nel deposito di via Copernico, abbiamo chiesto un incontro alla Prefettura per aprire un tavolo su questa pratica illegale, insieme ad Asl, Ispettorato del lavoro e Comuni, enti che sembravano interessati ad approfondire la questione. Da tempo esistono aziende senza magazzino che caricano in strada, facendo largo uso di lavoro in nero». La richiesta però è finora caduta nel vuoto.
Nel frattempo, dopo il tentativo di martedì di alcuni decine di cinesi di riprendersi con la forza la merce bloccata nel capannone della Acca in via Copernico, la stessa Prefettura ha fatto sapere al Sudd Cobas tramite la Questura che se ne poteva parlare se fosse stato tolto il blocco.
«È una richiesta inaccettabile – ripete Luca Toscano – Con quel tavolo chiediamo di trovare soluzioni all'illegalità. Quel tavolo non sarebbe un “favore” al Sudd Cobas, ma è un dovere se vogliamo che l’illegalità non continui a dilagare in questo distretto. Il prefetto non si può sedere al tavolo con chi organizza picchetti? Alla Gkn lo fanno da anni. Si siederà allora con i vertici di Acca che sono indagati per i pestaggi agli operai e per una frode milionaria?».
Loro, i sindacalisti del Sudd Cobas, se venisse organizzato un tavolo per trovare un accordo con Acca lo farebbero. Il problema è che i vertici di Acca si sono volatilizzati, ma secondo il sindacato continuano a organizzare dietro le quinte la protesta dei titolari dei pronto moda.
Luca Toscano ha voluto anche confutare la narrazione secondo la quale ci sarebbero decine di pronto moda cinesi che rischiano di fallire se non parte quella merce. «Queste aziende – ha detto – fanno spedizioni quasi tutti i giorni. Questo significa che nel magazzino hanno merce prodotta in un giorno, massimo due. Non si fallisce per questo». Il vero problema, per gli imprenditori, è che le grandi logistiche cinesi si sono spartite le rotte e non vorrebbero sostituirsi ai concorrenti per non far scoppiare di nuovo una guerra della logistica che ha già prodotto incendi e aggressioni. A ben guardare, i pronto moda potrebbero affidarsi agli spedizionieri italiani, ma sanno di non poterlo fare, e comunque non gli conviene. I loro scatoloni, pressati anche col muletto, pesano 70 e anche 100 chili, ben oltre i 25 chili che è la norma. In ogni caso andrebbero a spendere il triplo di quanto spendono ora. Si torna sempre lì: una questione di soldi.
E stasera in via Ghisleri è arrivata l’ennesima conferma del sistema usato dalla logistica cinese per eludere i controlli. Il Sudd Cobas ha pubblicato un video che mostra alcuni camion che vengono caricati per strada in via Ghisleri, nel Macrolotto di Iolo.
«Mentre la Prefettura non convoca il tavolo con Asl, Ispettorato e Comuni del territorio per affrontare il problema, il problema continua – si legge in una nota del sindacato –
Anche stasera abbiamo "scoperto" e documentato un carico abusivo di due tir in via Ghisleri in zona Iolo. La scena è la solita. Tir parcheggiati a bordo strada, furgoni dei pronto moda che arrivano e scaricano la merce in strada, squadre di facchini che cambiano ogni giorno che svolgono il lavoro senza nessuna condizione di sicurezza. Il lavoro c'è, lo diciamo dal primo momento. Ma ci sono 100 operai che stanno perdendo il lavoro perché si vogliono cancellare due anni di diritti conquistati. Il problema non sono i picchetti, il problema è un sistema di sfruttamento in cui la criminalità prospera e la spudoratezza con cui questa aziende violano norme, contratti, diritti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google