Prato, Biffoni pensa alla nuova giunta: «Ma non vado allo scontro»
Il sindaco alle prese con la composizione degli equilibri: «La politica è l’arte di trovare un punto di mediazione». Probabile un assessorato ad Avs, tutto il resto è in ballo
PRATO. Matteo Biffoni, di nuovo sindaco per la terza volta dopo il doppio interregno della giunta Bugetti, la caduta e il successivo commissariamento del Comune, si è svegliato ieri mattina, 26 maggio, con centinaia di messaggi che giacevano nel telefonino. Non ce la farà a rispondere a tutti, perché nel frattempo è tornato a fare quello che è ancora per qualche giorno il suo lavoro, cioè il consigliere regionale del Partito democratico. Ora si gode il successo, previsto ma forse non di questa portata, e comincia a pensare al futuro, con la prospettiva di restare 5 anni senza farsi tentare dalle elezioni politiche del 2027.
Intanto però facciamo un passo indietro. C’è stato un fattore che secondo lei ha giocato un ruolo decisivo in questso risultato? Sono più i meriti suoi o i demeriti dal centrodestra?
«C’è stata una campagna elettorale su cui qualcuno ha storto il naso (il rifiuto di fare confronti, ndr). Io ho evitato gli attacchi personali; non posso dire viceversa. C’è stata un’insensata aggressività verso la persona e la cosa politica. Noi volevamo trasmettere il messaggio che ci interessava la situazione della città, evitando ogni tipo di polemica. Che era inutile stare a discutere di chi ha fatto cosa. Credo che questa possa essere una delle chiavi di lettura di questo risultato».
Il candidato Banchelli non l’ha chiamata a risultato acquisito. È dispiaciuto per questa telefonata che non è arrivata?
«Un po’ sì. Per ora non mi è mai capitato di fare la telefonata della sconfitta, ma ricordo che Roberto Cenni venne in piazza, Daniele Spada mi chiamò, ognuno ha il suo stile. Mi risulta che la Celesti ha chiamato Capecchi a Pistoia ma non giudico, ognuno fa quello che si sente di fare».
Come è riuscito a far dimenticare alla svelta la caduta della giunta Bugetti e le ragioni della caduta?
«La metterei in un’altra maniera. Non l’ho fatto. Se avessi voluto far dimenticare quello che è successo sarebbe stata operazione azzardata e pericolosa. I pratesi sanno che siamo in una situazione che la città non aveva mai vissuto. E io non potevo dire che arrivavo da Marte. Le responsabilità politiche sono collettive. Sarebbe ingiusto dare la responsabilità politica a una persona. I pratesi però mi conoscono, sanno i miei pregi e i miei difetti, alla fine si sono fidati. Qualcuno ieri mi ha scritto: non sono dei tuoi ma ti ho votato».
E ora da dove si riparte?
«La mi’ nonna diceva che bisogna rifarsi da una parte. Non è che arriva il Biffoni con la bacchetta magica. Ho letto l’appello di Confindustria sul cardato riciclato, una questione che diventa fondamentale per il distretto. Far sì che il tessuto riciclato diventi una parte obbligatoria nelle produzioni tessili può essere una battaglia da combattere. Poi c’è il tema dello sfruttamento del lavoro e della generazione delle ricchezze illecite grazie all’evasione fiscale e contributiva. Su questo ora bisogna alzare i giri, anche un Comune da solo non ce la può fare. Poi c’è il tema dell’abitare, c’è una difficoltà che non avevo mai percepito in questi anni. Gli affitti calmierati, quelli che abbiamo fatto in via di Gello o a Paperino, sono esempi. Bisogna parlare coi piccoli proprietari. Pensiamo a quegli insegnanti, a quei poliziotti o a quei medici che arrivano da fuori e non riescono a trovare casa».
Ora arriva la parte difficile. Con questi numeri la nuova giunta la potrebbe decidere Biffoni da solo. Andrà così?
«Decide il sindaco, non c’è dubbio. Parto dai risultati delle urne, poi si prova a comporre una giunta fatta di esperienza e di nuove opportunità, cercando di rispettare per quello che è possibile le diverse esigenze, perché poi è più facile lavorare. Non mi convince l’idea dello scontro, la politica è l’arte di trovare un punto di mediazione».
Avs è rimasta fuori dalla giunta Bugetti, ora potrebbe avere un assessorato.
«Possibile. Avs è stata la prima lista a sostenermi, ancora prima del Pd...».
E l’area Schlein chiederà il vicesindaco.
«Vediamo. Come non dico di no, non dico di sì a tutto. Ci sono modi per compensare con le deleghe».
A proposito di deleghe, Ilaria Bugetti fu criticata perché se ne tenne troppe.
«No, io non voglio tenermi troppe deleghe, magari quelle che hanno a che fare coi progetti che mi stanno più a cuore, sottopasso del Soccorso, stadio, parco urbano)».
Il voto poi ha certificato che sono cambiati gli equilibri dentro il Pd, tra riformisti e area Schlein.
«Sono cambiati, non c’è dubbio. Ma io resto quello di prima, non vado a fare a gomitate. Registro che c’è un affidamento che spesso travalica i confini del Pd e va oltre. Abbiamo la capacità di portare verso il centrosinistra pezzi che erano fuori. Mondi anche molto distanti. Non andiamo allo scontro, ma certo è una cosa che va tenuta presente».
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