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La svolta

Prato, una crepa nel sistema dello sfruttamento: altri due cinesi scioperano – Video

di Paolo Nencioni

	Shi You con la moglie Ma Xue Yan davanti alla confezione di Casale
Shi You con la moglie Ma Xue Yan davanti alla confezione di Casale

Succede in una piccola confezione di Casale: «La giustizia è troppo lenta, ci siamo rivolti al Sudd Cobas». E parte una raccolta di fondi per dare una sistemazione agli operai

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PRATO. Qualcosa comincia a cambiare nel “distretto parallelo” cinese di Prato: i cinesi hanno capito che conviene scioperare per ottenere condizioni di lavoro più dignitose. Non era scontato, perché finora non è andata così.

La prima crepa nel sistema di sfruttamento degli imprenditori cinesi nei confronti dei loro connazionali si è aperta lo scorso 17 aprile quando Cristina, la dipendente di un pronto moda di via del Molinuzzo, ha deciso di scioperare durante la quarta edizione degli Strike Days, la campagna promossa dal sindacato Sudd Cobas per riportare un po’ di legalità nelle aziende cinesi. «Sei la prima ma non sarai l’ultima» le hanno gridato i sindacalisti del Sudd Cobas. E la previsione si è avverata oggi, 22 maggio, davanti a una piccola azienda di Casale, la Confezione Jia Yang in via per Casale 76/h.

Qui la ribellione al sistema è incarnata dai volti di Shi You, 53 anni, e della moglie Ma Xue Yan, 50 anni. Lui è in Italia da 20 anni, lei da 10 e hanno sempre lavorato nelle aziende gestite da connazionali, in condizioni che un lavoratore italiano non potrebbe accettare. Qui a Casale, dice lui, anche 16 o 18 ore al giorno, a seconda delle esigenze della produzione, per una paga che apparentemente non è da fame (circa 2.000 euro al mese, in nero, dicono) ma lo diventa se si considera che in due fanno il lavoro di cinque o sei operai che rispettassero il contratto.

«Abbiamo deciso di scioperare perché la giustizia è lenta e abbiamo capito che era giusto rivolgersi al Sudd Cobas» ha spiegato Shi You, che deve ancora ricevere lo stipendio degli ultimi mesi. La moglie dice che quando è andata a pretendere il pagamento è stata anche picchiata.

Sul posto è arrivato anche il legale dell’azienda, l’avvocato Davide Melone. «La protesta è legittima – dice – ma per quanto riguarda i pagamenti tutto si poteva risolvere davanti al giudice del lavoro. Ora mi confronterò col titolare e col commercialista e vedremo il da farsi».

La Confezione Jia Yang è ricavata in quello che un tempo era il classico “stanzone” pratese dove battevano i telai e dove sempre più spesso si sono insediate le piccole aziende cinesi. I dipendenti sono dieci, 9 cinesi e un afgano: marito e moglie hanno iniziato lo sciopero, gli altri sette cinesi si sono allontanati per evitare grane e l’afgano è rimasto nello stanzone perché dice di avere un regolare contratto di lavoro.

Due indizi non fanno ancora una prova, ma è indubbio che quanto è successo in via del Molinuzzo e ora in via per Casale può rappresentare quella svolta attesa da tanto, troppo tempo. Ora il Sudd Cobas ha avviato una raccolta fondi sulla piattaforma gofundme.com per trovare una sistemazione ai lavoratori cinesi che vivevano in una stanza messa a disposizione dal titolare della confezione. Il titolare del contratto infatti ha staccato la corrente elettrica e quella stanza non viene più considerata sicura, oltre che dignitosa.

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