Il mito
Il vescovo di Prato risponde al centrodestra: «Non voglio candidati miei»
Il candidato sindaco Gianluca Banchelli aveva chiesto imparzialità alla Diocesi dopo aver visto i nomi di quattro esponenti della Curia nelle liste del centrosinistra
PRATO. «La presenza in differenti schieramenti di candidati e candidate che provengono da esperienze e responsabilità ecclesiali dimostra senza ombra di dubbio che il vescovo non ha, non cerca e non vuole candidati suoi ma si rallegra di vedere fedeli adulti capaci di spendersi per il bene comune secondo la loro personale sensibilità, storia e tradizione».
E’ un passaggio di un messaggio del vescovo Giovanni Nerbini in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Il riferimento implicito è a un’altra lettera, quella diffusa martedì dal candidato sindaco del centrodestra, Gianluca Banchelli, che, dopo aver visto i nomi di quattro esponenti di primo piano della Diocesi nelle liste del centrosinistra, ha chiesto alla stessa Diocesi di restare imparziale. Ecco il testo della lettera del vescovo.
«La città di Prato è attesa da un appuntamento importante: le elezioni amministrative per restituire alla comunità le istituzioni comunali. È auspicabile una partecipazione ampia, perché le cittadine e i cittadini devono essere i primi protagonisti della democrazia locale e della cura della comunità. La campagna elettorale è entrata nel vivo e i candidati e le candidate in corsa per diventare sindaco o consigliere comunale hanno il dovere e l’opportunità di proporsi e confrontarsi con chiarezza e correttezza, assumendosi la disponibilità di contribuire al bene della città. Si tratta di un esercizio di democrazia, che se vissuto nel rispetto e con l’obiettivo di disegnare la Prato del presente e del futuro, non può che contribuire a dare un nuovo impulso e un nuovo volto a una città che ha bisogno di una scossa per guardare oltre ed essere protagonista del proprio avvenire. Famiglie, giovani, anziani, lavoratori, imprese, associazionismo e le tante realtà sociali della nostra città attendono con fiducia e speranza che Prato possa riprendere il proprio cammino potendo contare su amministratori capaci, affidabili e lungimiranti. La nostra Chiesa, da parte sua, ha più volte richiamato l’attenzione su alcune priorità: le difficoltà del sistema economico, con particolare riferimento al comparto tessile; la complessa questione dell’immigrazione, che non può essere affrontata con slogan o semplificazioni; la necessità di rafforzare il tessuto sociale e il senso di appartenenza alla comunità; l’attenzione agli anziani, che richiede nuove forme di cura e prossimità; il tema della sicurezza, da intendersi non solo come percezione del rischio ma come recupero del territorio quale spazio di vita, relazione e aggregazione; infine, le prospettive offerte ai giovani, attraverso il lavoro, il volontariato, lo sport e luoghi di socialità capaci di prevenire marginalità e disorientamento. Nella omelia del pontificale di Santo Stefano avevo invitato la comunità pratese a lavorare insieme per “guarire le nostre ferite”, quelle di una città che sta vivendo “una situazione di stallo”. In quella occasione avevo detto di aver parlato con persone che mi avevano manifestato interesse ad entrare in politica, sia nel centrodestra come nel centrosinistra. Non ho mai chiesto il perché di uno schieramento piuttosto che un altro, ma ho incoraggiato chi mi aveva manifestato vivo interesse per la nostra città “ad andare avanti con coraggio, con entusiasmo, nonostante tutto”. E lo ribadisco adesso che la campagna elettorale è entrata nel vivo e sono stati comunicati i primi nomi di coloro che hanno deciso di candidarsi a vario livello. La presenza in differenti schieramenti di candidati e candidate che provengono da esperienze e responsabilità ecclesiali dimostra senza ombra di dubbio che il vescovo non ha, non cerca e non vuole candidati suoi ma si rallegra di vedere fedeli adulti capaci di spendersi per il bene comune secondo la loro personale sensibilità, storia e tradizione. La Chiesa di Prato guarda con attenzione a tutti coloro che scelgono di impegnarsi nella vita pubblica, valutandone il contributo esclusivamente alla luce dei valori cristiani che sanno esprimere e della loro capacità di operare per il bene comune e per l’interesse della comunità locale».
