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Prato, rimborsi gonfiati: archiviata l’inchiesta su Belgiorno – «La fine di un incubo»

di Paolo Nencioni

	Claudio Belgiorno insieme ai suoi avvocati
Claudio Belgiorno insieme ai suoi avvocati

L’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia era accusato di aver fatto percepire indebitamente al suo datore di lavoro 34.000 euro dal Comune

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PRATO. E’ stato tutto un equivoco, secondo il diretto interessato, ma anche secondo la Procura e il giudice per le indagini preliminari, il procedimento penale nel quale l’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia Claudio Belgiorno era accusato di aver fatto percepire indebitamente al suo datore di lavoro rimborsi per oltre 34.000 euro dal Comune di Prato in ragione delle sue assenze dal lavoro per “l’esercizio delle proprie funzioni connesse alla carica di presidente del gruppo consiliare”. Lo ha reso noto oggi, 4 marzo, lo stesso Belgiorno spiegando che il gip Costanza Chiantini ha disposto l’archiviazione del fascicolo, come chiedeva il pubblico ministero Vincenzo Nitti.

L’equivoco sarebbe nato all’inizio della vicenda, quando il Comune, dopo un articolo del Fatto Quotidiano, trasmise gli atti alla Procura legando le richieste di rimborso presentate da Belgiorno a riunioni del gruppo consiliare. Ma siccome era emerso che in certi giorni l’altro consigliere di FdI, Tommaso Cocci, non si trovava in città, si è pensato che Belgiorno non potesse aver diritto a certi rimborsi. In realtà la tesi difensiva, poi sposata da Procura e gip, è stata che non di riunioni del gruppo consiliare si trattava, ma appunto dell’esercizio “delle proprie funzioni connesse con la predetta carica di presidente del gruppo consiliare”. Dunque attività politica nei quartieri, incontri coi cittadini. L’importo dei rimborsi contestati era stato già ridotto da 34.000 a 1.200 euro e adesso è sceso a zero.

«E’ finito un incubo – ha detto Belgiorno nello studio dell’avvocato Ugo Fanti, che insieme alla figlia Gaia e al collega Gianni Cenni ha assistito l’ex consigliere – Sei mesi di silenzio, da quel 10 settembre, per me sono stati un'eternità. Quello che mi è successo non lo auguro a nessuno. Ne ho lette di tutti i colori. Ero sicuro di non aver commesso reati. I voti li ho presi non grazie alle lobby ma grazie al lavoro tra la gente. Questa cosa mi è capitata quando potevo fare un salto di qualità. Sarei stato eletto in Consiglio regionale e qualcuno mi ha voluto bloccare. Ora giustizia è stata fatta».

In realtà la candidatura alle regionali è saltata soprattutto per un’altra inchiesta, quella che vede Belgiorno indagato per revenge porn nei confronti dell’ex compagno di partito Tommaso Cocci, la diffusione di foto senza veli e lettere anonime spedite a numerosi politici tra marzo e agosto dell’anno scorso. Quell’inchiesta, nel quale è indagato anche Andrea Poggianti, vice presidente del Consiglio comunale di Empoli, è ancora aperta.

Claudio Belgiorno non esclude un suo ritorno alla politica attiva. «Non mi sono mai arrivate tante proposte da quando sono indagato» dice. E’ uscito da Fratelli d’Italia ed è convinto che la vicenda dei rimborsi sia stata frutto di “fuoco amico”. Un altro consigliere comunale di centrodestra ha lasciato traccia di un accesso agli atti da cui poi è nata l’inchiesta.

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