La tragedia
La tragedia della piccola Nadia, morta investita a 3 anni. Il dolore del padre: «Non so com’è successo, ma l’ho persa»
Vernio, la bambina era tornata con la mamma, altre due mamme e alcuni amici da un compleanno di una compagna d’asilo. Si era formato un capannello sul marciapiede e improvvisamente è corsa in strada
VERNIO. «È la vita, è la vita», ripete con la dignità di un leone e la fragilità di un velo di carta. Ijed Namdi, 35 anni, è il padre di Nadia, la piccola di 3 anni morta sul colpo domenica sera alle 19,30 sulla maledetta strada regionale 325 a "Le Piane", poco prima di entrare a Mercatale di Vernio. Una giornata di festa diventata in un istante una tragedia. Un attimo, eterno, quando l'auto bianca con un giovane alla guida, da Prato in direzione Vernio, si è vista schizzare davanti a sé la piccola Nadia dal ciglio della strada dove si trovava assieme ad altri quattro bambini connazionali e tre mamme. Un istante fatale, senza ritorno. L'urto fra l'auto e la piccola non ha lasciato scampo. «È la vita» continua a dire il padre. Ijed abita a Vernio con la giovane famiglia, in via Camaldoli, da 5 anni dove, per il paese, si è formata una piccola comunità di nigeriani.
Il racconto del padre
Fa il barista in un locale del centro storico a Firenze, va avanti e indietro col treno da Vernio a Santa Maria Novella e domenica a tutto avrebbe pensato che la festa della Polenta, alla sua 448° edizione, si sarebbe trasformata in una tragedia. È il pomeriggio di un giorno di festa che si ripete da secoli, qui sull’Appennino. Verso le 16 Blessing, la mamma ventiseienne di Nadia e Nora (l'altra piccola di un anno e 3 mesi), è in compagnia di altre ragazze nigeriane e di cinque bambini fra cui Nadia. Nora è a casa. Nella giornata di festa, la meta è andare a vedere lo spettacolo di “Shakenomenowaya” , un momento di divertimento pensato proprio per i bambini con giochi e clown. Poi un compleanno di una compagna di asilo al Red Lion. La combriccola è felice. Per arrivare da Mercatale a San Quirico di Vernio, il gruppo prende l'autobus di linea, e tutto va come deve andare con i bambini chiassosi e divertiti e le giovani madre che li accompagnano. «Non lo so cosa è successo, non lo so, so solo che la mia bambina è morta, non c’è più», aggiunge il babbo di Nadia, scosso, con gli occhi persi sull’orizzonte della 325. Frasi brevi, poche parole: «Mia moglie sta male, è chiusa in casa, piange e basta». Mostra una foto di Nadia, scattata proprio poche ore prima della tragedia. «Guarda, è stata scattata poche ore prima. Ieri erano andate con altre amiche e amici a un compleanno di una compagna dell’asilo, erano appena tornate». Si erano fermate qui, sul ciglio della strada, poco distante dalla casa. «Chiacchieravano, poi la bimba è corsa in strada. Non so cosa è successo. È un dolore immenso», continua.
Le testimonianze
Sul caso la procura di Prato ha aperto un fascicolo, il 25enne alla guida della Toyota bianca che ha travolto la piccola è indagato con l’accusa di omicidio colposo. Ma gli inquirenti stanno lavorando anche per capire come la Nadia sia sfuggita dal capannello di mamme e amiche che si era formato sul marciapiede. E, dioversamente da quanto è emerso l’altra sera subito dopo la tragedia, la piccola non sarebbe sfuggita alla mamma, ma ad un’amica della mamma a cui Nadia era stata affidata in custodia per un attimo. Alcuni testimoni dicono tenesse la mano a questa donna, madre di un’amichetta della piccola, altri invece la descrivono semplicemente sul marciapiede, a chiacchierare con gli altri e poi improvvisamente correre in strada. In ogni caso, un dramma per chiunque avesse vicino Nadia in quegli attimi. E un dramma per una comunità intera.
Il giorno dopo Vernio è sotto choc, traumatizzato, sconvolto. Un anziano si ferma al bar davanti alle Poste e chiede informazioni perché ha saputo della tragica notizia solo ieri mattina alla televisione. Non crede a quello che gli dicono.
Un gruppetto di pensionati commenta i fatti avvenuti la sera prima. Uno di loro abita proprio a “Le Piane”. «Non ho visto il momento dell'incidente, ma dal terrazzo di casa ho assistito a tutto il resto. Quando sono arrivate le ambulanze e hanno cercato di rianimare la bambina per circa un'ora. Straziante». Due gruppi di sanitari, con medico e un infermiere, hanno fatto il possibile con ogni manovra di “resuscitazione” (come si chiama in termini tecnici la rianimazione dopo che il cuore non ha più battito), ma non è riuscita a strappare la piccola alla morte.
Sul posto anche due pattuglie dei Carabinieri e il giovane alla guida dell'auto sotto choc, incredulo, atterrito da una parte. Il giorno dopo il dramma è assopito ancora dall'adrenalina del momento.
Il dolore della comunità
Due ragazze nigeriane, poco più che ventenni all’apparenza, attraversano le strade di Mercatale di Vernio. «Si, stiamo andando da Blessing. Un fatto sconvolgente», dicono in un italiano ancora poco sciolto. Abbassano gli occhi, appaiono traumatizzate.
«La morte di una bambina – le parole della sindaca, Maria Lucarini – è una ferita che colpisce l’intera comunità. Vernio è colpita da un dolore che non riguarda solo la famiglia, ma tutti. Il lutto cittadino è un segno di rispetto e partecipazione, un modo semplice e composto per esprimere vicinanza e per condividere un momento di profondo raccoglimento».
La mamma di Nadia è in casa, riceve amici e amiche in via Camaldoli che di prima mattina è già piena di persone. Fuori dall’abitazione gli amici della famiglia sono lì, per stringersi al dolore di Blessing e di Ijed. Fanno quasi da protezione a questa giovane famiglia sconvolta in pochi istanti in tutta la loro esistenza. Ijed esce fuori con in braccio l'altra piccola, Nora. Occhioni neri, Nora cerca coccole e qualche attenzione.
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