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Il processo

L’ex presidente del Prato si difende in aula: «Non sono un mercante di giovani vite»

di Redazione Prato

	Paolo Toccafondi, ex presidente del Prato
Paolo Toccafondi, ex presidente del Prato

Paolo Toccafondi è imputato insieme all’ex segretario Alessio Vignoli e all’ex dirigente del Comune Luca Piantini. Tra le accuse anche presunte irregolarità nella ristrutturazione del Lungobisenzio

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PRATO. «Ho fatto quello che facevano tutti prima che cambiassero le regole Fifa». Così si è difeso Paolo Toccafondi, ex presidente del Prato, in una dichiarazione spontanea nel corso del processo in corso ormai da otto anni che lo vede imputato per l’ingresso di giovani calciatori africani, ingresso ritenuto irregolare dalla Procura. «Volevo dare a quei ragazzi l’occasione di una vita migliore e credo di esserci riuscito – ha detto Toccafondi – anche se perseguivo un legittimo interesse sportivo. Alcuni di loro hanno avuto la possibilità di terminare gli studi. Ora questi ragazzi sono integrati, grazie anche ad Alessio Vignoli (l’ex segretario del Prato, anche lui imputato). Insieme abbiamo realizzato esempio reale di integrazione».

«Non sono un mercante di giovani vite – ha concluso Toccafondi – e comunque nella vita ci sono cose più importanti di questa».

«Toccafondi è andato in Costa d’Avorio per motivi di lavoro – ha spiegato l’avvocato Fausto Giunta che insieme a Enrico Guarducci difende Toccafondi – e ha visto una manifestazione organizzata per i club internazionali. Non c’era nessun piano orchestrato da mestieranti del calcio. Non possiamo paragonare gli imputati agli scafisti». Il pubblico ministero Massimo Petrocchi ha chiesto una condanna a 4 anni e 10 mesi per Toccafondi e la sentenza è attesa per il 20 marzo. Oltre a Toccafondi e Vignoli, nel processo è imputato anche Luca Piantini, già dirigente dell’Edilizia sportiva per conto del Comune. Il processo riguarda infatti anche presunte irregolarità nei lavori di ristrutturazione dello stadio Lungobisenzio tra il 2017 e il 2018.

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