Il Tirreno

Prato

Le indagini

L’ex consigliere di Prato ricattato, spunta l’ipotesi delle due “manine”

di Paolo Nencioni

	Tommaso Cocci
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Tommaso Cocci

Qualcuno potrebbe aver confezionato il dossier diffamatorio e qualcun altro averlo dato alla stampa. La Procura ha acquisito gli elenchi della loggia massonica

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PRATO. In attesa delle decisioni dei vertici di Fratelli d’Italia sulle candidature alle elezioni regionali del 12 ottobre, dopo il caso delle minacce anonime all’ex consigliere comunale Tommaso Cocci, si fa strada una ricostruzione alternativa su quello che può essere successo negli ultimi mesi, in particolare negli ultimi giorni prima che il caso diventasse di pubblico dominio.

Potrebbero esserci state non una ma due “manine” dietro alla divulgazione delle lettere anonime corredate da una foto senza veli di Cocci e di messaggi minatori (smetti di fare politica oppure ti distruggiamo la vita) . Una prima “manina” potrebbe aver confezionato il dossier diffamatorio contro Cocci a uso interno, cioè per condizionare i vertici di FdI ed escluderlo dalla corsa alle elezioni regionali; mentre una seconda “manina” potrebbe aver fatto arrivare il materiale ai giornali, in particolare al Fatto Quotidiano che poi lo ha pubblicato venerdì. È un’ipotesi tutta da verificare, ma abbastanza verosimile, che si basa su una semplice considerazione: chi ha confezionato il dossier doveva sapere che, in caso fosse diventato pubblico, lui stesso avrebbe rischiato molto anche sul piano penale e probabilmente non aveva interesse ad alzare un polverone; mentre chi lo ha eventualmente diffuso potrà sempre dire che non è farina del suo sacco.

Che le due “manine” siano interne a Fratelli d’Italia è ancora molto probabile, quasi certo, ma la Procura e la Digos, che stanno indagando da mesi sulle minacce anonime, non hanno ancora in mano la pistola fumante e proseguono gli accertamenti tecnici nell’ipotesi che il “corvo” abbia lasciato qualche traccia informatica del suo passaggio.

Intanto la stessa Procura, che indaga per i reati di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti e diffamazione e rende noto che ci sono altre denunce oltre a quella di Cocci, ha disposto già da tempo l’acquisizione degli elenchi della Loggia Sagittario, appartenente alla Gran Loggia d’Italia, a cui erano iscritti sia l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, indagato per corruzione insieme all’ex sindaca Ilaria Bugetti, sia l’ex consigliere Tommaso Cocci.

Ma essere iscritti alla massoneria, anche se è diventata fonte di polemiche politiche, non è un reato e non impedisce a un politico di candidarsi alle elezioni, se il suo partito è d’accordo.

Il caso Cocci sembra francamente di altro genere. Il nocciolo della questione qui sono le devastanti lacerazioni interne di un partito che si candidava a incassare i dividendi degli errori commessi dal Partito democratico, col Comune commissariato per la prima volta nella storia repubblicana, e invece si scopre ancora più fragile degli avversari politici.

I dirigenti di Fratelli d’italia si sono presi ieri almeno altre 24 ore di tempo per riflettere e intanto hanno imposto a tutti la consegna del silenzio. Dovranno decidere se azzerare tutte le candidature alle regionali (ma con la scadenza dell’11 settembre pare impossibile), oppure se confermare quelle di Tommaso Cocci, Claudio Belgiorno e Gianluca Banchelli. Tommaso Cocci ha già detto che lui va avanti e non si lascia intimidire. Nel caso venisse escluso, il suo partito potrebbe essere accusato di aver fatto, oggettivamente, quanto si proponeva il “corvo”. 

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