Il Tirreno

Prato

Il caso

La presidente del Prato che tifa Fiorentina ha rotto l’ultimo tabù

di Paolo Nencioni

	Asmaa Gacem in tribuna al Mapei Stadium di Reggio Emilia
Asmaa Gacem in tribuna al Mapei Stadium di Reggio Emilia

Asmaa Gacem in tribuna al Mapei Stadium per il preliminare di Conference: non ha mai nascosto la sua passione viola e ha portato una sana boccata di aria fresca in città

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PRATO. Asmaa Gacem, da poche settimane presidente del Prato, ha portato una salutare boccata d’aria fresca in città. Non solo perché ha riacceso le speranze di una piazza storicamente depressa, ma anche per come sta interpretando il suo ruolo. Lo dimostrano le foto che ha pubblicato giovedì sera sul suo profilo Instagram, immagini che la ritraggono al Mapei Stadium di Reggio Emilia, dove la Fiorentina era impegnata nel ritorno dei preliminari di Conference, una partita che sulla carta era già scritta, anche se poi in campo è stata una specie di psicodramma quando gli ucraini del Polissya si sono portati sul 2-0.

Asmaa Gacem non ha mai fatto mistero della sua passione viola. Era tifosa della Fiorentina prima e lo è anche adesso che è diventata presidente del Prato, anche perché Prato e Fiorentina, calcisticamente parlando, vivono su due pianeti diversi. Due pianeti che si sono incrociati forse solo una volta, 23 anni fa, nel momento più basso dei viola e tra i più alti dei biancazzurri, quando il Prato riuscì a battere quella che all’epoca si chiamava Florentia Viola per 3-1 in Coppa Italia.

Sicuramente le foto di Asmaa con la sciarpa viola al collo avranno fatto storcere la bocca a una parte della tifoseria pratese, quella che soffre di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti dell’ingombrante vicino. Non a caso Prato è una città juventina, proprio in antitesi ai cugini viola. Ma quelle stesse immagini fanno onore all’onestà intellettuale (e calcistica) di una presidente che non è una banderuola. Può tifare perché la Fiorentina torni in Champions e allo stesso tempo lavorare per riportare il Prato in Serie C. Non c’è conflitto d’interessi.

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