Prato, a 26 anni è l'avvocata più giovane della Toscana: «Mamma mi sconsigliava, babbo m'incoraggiava e ora sono contenti»
Gaia Fanti ha bruciato le tappe: «Studiare mi piace, ma ci si può anche divertire. Ho sempre saputo di voler fare questo mestiere»
PRATO. A febbraio ha compiuto 26 anni, il 4 luglio ha superato la prova orale, il 28 ha giurato di svolgere la sua professione “con lealtà, onore e diligenza” e ora Gaia Fanti può dirsi a tutti gli effetti un avvocato. La più giovane dell’Ordine di Prato, probabilmente la più giovane tra i circa 16.000 colleghi che esercitano in Toscana (oltre 600 in provincia).
Una predestinata, verrebbe da dire, perché Gaia è figlia d’arte, essendo il padre Ugo uno stimato penalista e la madre Silvia Sanesi una altrettanto stimata civilista.
«Ho sempre saputo di voler fare questo mestiere, anche se mamma me lo sconsigliava – dice ora Gaia – Il babbo però mi ha incoraggiato e ora sono tutti e due contenti».
Gaia Fanti è avvocato a tutti gli effetti da pochi giorni, ma come capita a chi fa il suo mestiere, già da anni ha preso confidenza coi procedimenti penali. «Di fatto ho iniziato nel gennaio di due anni fa – racconta – e il primo caso interessante di cui mi sono occupata è stato un caso di maltrattamenti in famiglia. Lo scorso dicembre, proprio nei giorni in cui ero impegnata a sostenere la prova scritta dell’esame, è arrivata la sentenza di assoluzione. Una cosa che ha rafforzato la mia volontà di fare questo lavoro». Arriveranno anche le sentenze di condanna, ovviamente, ma questo fa parte del gioco. Intanto da una decina di giorni le è capitato un altro caso spinoso, la morte di Maurizio Drovandi nel residence di via Ferrucci, il 25 luglio. Gaia Fanti assiste i familiari della vittima e attende i risultati dell’autopsia.
Per diventare avvocato a soli 26 anni serve che si realizzino una serie di condizioni. «Io intanto ho fatto la “primina”, sono andata a scuola un anno prima – spiega Gaia – Non è stato un problema, a posteriori sono contenta che i miei genitori me l’abbiano fatta fare. Può far comodo se uno poi sceglie un iter lungo come quello per diventare avvocato». Un iter che prevede cinque anni per la laurea magistrale, poi 18 mesi di tirocinio obbligatorio e l’attesa per l’esame di dicembre. Se il tirocinio finisce a gennaio, di fatto bisogna aspettare quasi un altro anno.
La passione per lo studio e per i podcast
«Per arrivare bisogna aver voglia di studiare e forza di volontà – dice Gaia – Insomma se ti metti in testa di fare l’avvocato devi crederci fin dall’inizio, non si fa tanto per provare. A me studiare è sempre piaciuto, ma non mi sono mai privata di nulla. Si può conciliare lo studio col divertimento».
E poi certamente ci deve essere l’interesse e la passione: «Mi piacciono molto tutti i casi di cronaca giudiziaria, ascolto i podcast. Ho fatto un esame sul processo ad Alberto Stasi».
Aumentano le donne
Non è un caso se il più giovane avvocato della Toscana sia una donna. All’esame l’80% dei candidati erano donne e al giuramento del 28 luglio stesso discorso: su una decina di neo-avvocati solo un paio erano uomini. Una tendenza che va di pari passo con quella della magistratura, dove la componente femminile è in rapida ascesa. Un fatto che finirà per facilitare anche il lavoro delle giovani avvocate.
«Sì, sono consapevole che per una giovane donna, almeno all’inizio possa essere più difficile fare questo mestiere – ammette Gaia – Io però ho la fortuna di avere lo studio di mio padre alle spalle e questo mi dà sicurezza».
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