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Droga in carcere a Prato, una struttura della Caritas come centrale di “stoccaggio”. La scoperta e come funzionava il sistema

di Luigi Spinosi

	Il centro Caritas
Il centro Caritas

La nuova operazione, che fa seguito a quella della scorsa settimana, secondo la Procura «evidenzia ancora una volta le gravi lacune nei controlli»

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PRATO. Era un edificio della Caritas uno dei punti di “rifornimento” della droga per i detenuti del carcere La Dogaia. Un’operazione delle forze dell’ordine, coordinata dalla procura di Prato, e partita proprio da una segnalazione della stessa Caritas, ha portato alla luce un sistema di approvvigionamento e spaccio di sostanze stupefacenti collegato al carcere pratese.

L’indagine, condotta congiuntamente da guardia di finanza, polizia e carabinieri, ha permesso di individuare una vera e propria centrale di stoccaggio della droga situata in un edificio di via Pistoiese 515/C, proprietà della Caritas diocesana. Lo stabile, un appartamento di due piani composto da sei stanze, era utilizzato dai detenuti autorizzati a uscire temporaneamente, i cosiddetti “permessanti”: questi avevano accesso libero e senza controlli alla struttura, sfruttandola come base logistica per recuperare cocaina e hashish da introdurre clandestinamente all’interno della casa circondariale.

Durante le perquisizioni, spiega un comunicato del procuratore Luca Tescaroli, sono stati sequestrati 23 grammi di cocaina, suddivisi in tre ovuli nascosti dietro lo specchio del bagno al piano terra, e 22 grammi di hashish, trovati in cucina e bagno, oltre a un bilancino di precisione utile per la preparazione delle dosi. Gli inquirenti ritengono che questo quantitativo, seppur ridotto, fosse destinato alla preparazione e allo smistamento verso il carcere, alimentando così il mercato interno della droga. Un dato allarmante, sostiene il procuratore Tescaroli, riguarda anche la violazione dei limiti temporali dei permessi da parte dei detenuti, che si muovevano liberamente senza alcun controllo. Tra i presenti al momento dell’accesso alla struttura, un detenuto con precedenti specifici per droga è riuscito a fuggire, facendo perdere.

Questa scoperta si aggiunge a numerosi precedenti sequestri di droga introdotta nel carcere tramite modalità illecite, tra cui l’occultamento nelle parti intime dei familiari durante i colloqui. La nuova operazione, che fa seguito a quella della scorsa settimana, spiega sempre la Procura, «evidenzia ancora una volta le gravi lacune nei controlli esistenti all’interno e all’esterno della Dogaia, sottolineando la complessità e il pervasivo tasso di illegalità che caratterizza l’istituto penitenziario pratese».

Sulla vicenda interviene la stessa Caritas diocesana, per sottolineare che è stata proprio la denuncia di don Enzo Pacini a permettere il ritrovamento della droga all’interno di Casa Jacques Fesch a Prato, dedicata all’accoglienza dei detenuti in permesso. Il sacerdote, cappellano del carcere della Dogaia e direttore della Caritas diocesana di Prato, ha informato in prima istanza la polizia penitenziaria che durante le pulizie ordinarie della struttura era stata rinvenuta una sostanza sospetta. Questa denuncia è stata poi trasmessa in procura.

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