Italia
Gli sfruttati di Prato ora si ribellano e cambiano i rapporti di forza
Il bilancio della campagna “Primavera 8x5” del sindacato Sudd Cobas
PRATO. Il sindacato Sudd Cobas sta preparando l’offensiva di fine maggio: presidi e picchetti in contemporanea in una decina o forse più di piccole aziende a conduzione cinese per chiedere sempre la stessa cosa, che poi è la cosa che i sindacati chiedevano già cento anni fa, la giornata lavorativa di otto ore, la settimana lavorativa di cinque giorni, i giorni di malattia pagati. Tutte cose che col tempo si sono perse nel “distretto parallelo” dove al posto dell’8x5 continua a funzionare il 12x7, vale a dire la giornata lavorativa di 12 ore, sette giorni alla settimana.
In questi giorni il sindacato che ha cambiato il panorama della contrattazione a Prato, almeno per quanto riguarda il Far West di larga parte del Macrolotto 1 e non solo, sta facendo un bilancio della campagna “Primavera 8x5”, un bilancio estremamente positivo.
Il bilancio della “Primavera 8x5”
«All’inizio – racconta Luca Toscano, che insieme a Sarah Caudiero è l’anima del Sudd Cobas – c’erano una decina di gruppi di lavoratori che si sono rivolti a noi per scioperare per l’8x5. Abbiamo organizzato una campagna a staffetta, cioè presidi davanti a un’azienda e poi, ottenuto un accordo, ci si spostava in un’altra. Alla fine c’è stato un effetto esponenziale: 15 scioperi e 15 accordi per la regolarizzazione dei lavoratori e il rispetto dei diritti. Ora possiamo contare su una trentina di gruppi di lavoratori in altrettante aziende che durante la campagna hanno aderito».
Gli accordi raggiunti sono di secondo livello. Si parte da una paga base di 1.438 euro lordi per il tessile artigiano (poco più di 1.100 in tasca) e si arriva a 1.500 lordi (1.200 in tasca) coi turni 8x5 e la malattia pagata fin dal primo giorno (cosa non prevista nel contratto degli artigiani tessili).
Cambiano i rapporti di forza
Qualcosa indubbiamente sta cambiando in questo pezzo di città. «Se non altro – sostiene Toscano – si percepisce che ci sono nuovi rapporti di forza tra i lavoratori e i titolari delle aziende». Se si guardano i risultati della campagna “Primavera 8x5”, e soprattutto come sono arrivati, bisogna dare ragione ad Arturo Gambassi, un altro giovane Sudd Cobas, che ricorda come lo sciopero più lungo, quello ai cancelli dell’azienda Abc, sia durato appena quattro giorni. Sembra che i piccoli imprenditori cinesi abbiano deciso che non conviene andare allo scontro, come invece era accaduto nelle vertenze con aziende più strutturate (Texprint, Iron & Logistics e Mondo Convenienza). In realtà i piccoli imprenditori singoli, nel distretto parallelo cinese, non esistono. Anche quelli che sembrano piccoli, in realtà controllano più di una ditta, o fanno parte di una rete che può contare su un buon afflusso di capitali.
«Probabilmente nel corso degli anni, come tra gli operai si è diffusa la convinzione che qualcosa si può fare, tra gli imprenditori è cresciuta la consapevolezza che noi non molliamo – ragiona Francesca Ciuffi – Probabilmente conviene anche a loro trovare un accordo più veloce». Poi, certo, bisogna vedere quali strategie metterà in campo chi non vuole rinunciare allo sfruttamento. E’ già capitato che un’azienda abbia fatto un accordo e poi abbia chiuso i battenti per riaprire sotto altro nome.
«Ma questo non ci deve scoraggiare – avverte Luca Toscano – Non ci sono scuse per non fare sindacato. Se chiudono e riaprono si può affrontare il problema, si può fare un picchetto dove riaprono».
Un sindacato più agile
Messa in altri termini, si può dire che ora gli imprenditori cinesi devono fronteggiare un sindacato che, a differenza dei confederali, praticamente assenti nel “distretto parallelo”, è veloce e agile quanto lo sono loro. Loro si spostano, il sindacato si sposta. Loro lavorano di notte, il sindacato presidia i cancelli di notte. Loro aprono e chiudono, il Sudd Cobas apre e chiude le vertenze. Velocemente. Senza bisogno di aprire “tavoli” o concertare i famigerati e lentissimi protocolli d’intesa. Sì, anche nel fine settimana, se serve. La distanza siderale tra questi due modi di fare sindacato si è toccata con mano alla metà di marzo, quando la carovana Uil ha fatto tappa a Prato e ha piazzato un Tir in piazza delle Carceri organizzando dibattiti sullo sfruttamento lavorativo mentre i Cobas quello stesso sfruttamento stavano combattendo ai cancelli delle fabbriche. E ancora il 1° maggio, quando i confederali hanno scelto Montemurlo per una delle tre manifestazioni nazionali con la ministra Calderone mentre i Cobas ingaggiavano una battaglia contro i proprietari italiani dei capannoni affittati ai cinesi in via Toscana per difendere il memoriale che ricorda i sette operai cinesi morti il 1° dicembre 2013 nell’incendio della Teresa Moda.
«Quante volte abbiamo sentito che i giovani sono lontani dal sindacato? – si chiede Luca Toscano – In realtà sono lontani da quel sindacato. Noi siamo giovani e abbiamo scommesso su un modo diverso di fare sindacato».
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