Il Tirreno

Prato

Lavoro e proteste

Prato, il titolare di Linea Glamour respinge le accuse: «La mia azienda è sana, basta con la criminalizzazione dell’imprenditoria cinese»

di Alessandro Formichella
Il picchetto degli operai organizzato dal Sudd Cobas
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Il picchetto degli operai organizzato dal Sudd Cobas

Liu Jianwei passa al contrattacco dopo il presidio sindacale davanti al maglificio: «Denunceremo Sudd Cobas, non facciamo parte delle aziende “apri e chiudi”»

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PRATO. «La mia azienda non fa parte di quelle del sistema chiudi e apri. Non ho niente a che fare con la precedente Tessitura Sofia, la mia attività non è la prosecuzione di quella ditta e chiedo all’autorità giudiziaria di avviare tutte le verifiche necessarie per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio». Liu Jianwei, titolare di Linea Glamour, il maglificio davanti al quale da giorni si trova il picchetto del sindacato Sudd Cobas si è presentato ieri pomeriggio con tanto di visura camerale per dimostrare che la sua azienda, aperta nell’autunno di due anni fa, è precedente alla Tessitura Sofia che secondo i Sudd Cobas sarebbe stata l’azienda chiusa, e poi rigenerata con altro nome.

L’imprenditore ieri ha parlato assieme al suo legale, Tiziano Veltri. «È arrivato il momento di smettere con la criminalizzazione dell’imprenditoria cinese – ha detto l’avvocato Tiziano Veltri – c’è una parte di imprese che non opera nella legalità e una parte che opera nella piena legalità. Il titolare di Linea Glamour, Liu Jianwei, non ha un euro di debito né con l’Agenzia delle entrate né con l’Inps: stiamo parlando di un imprenditore che non solo rispetta la legge ma che è contento se la Procura, la guardia di finanza, l’Ispettorato del lavoro e la Asl vanno a colpire la concorrenza sleale». La battaglia dichiarata dal sindacato dei Sudd Cobas contro il sistema delle aziende “apri e chiudi” dalla sera alla mattina, ha l’obiettivo, come dicono i sindacalisti, di tutelare i lavoratori che in queste manovre si ritrovano senza lavoro, senza stipendio e senza la possibilità di recuperare l’arretrato da avere. Per Liu Janwei, il picchetto davanti ai cancelli con l’impossibilità di poter continuare la lavorazione ha effetti diversi; quello del blocco della lavorazione e, andando avanti così, con il probabile licenziamento dei lavoratori. Per l’avvocato Veltri, i toni sono ancora più accesi. «Si è data la patente di legalità a Sudd Cobas che si sostituisce all’autorità giudiziaria e alle forze dell’ordine e blocca una azienda denunciando una illegalità che nessun organo preposto ha accertato. Un fatto che non si può tollerare», ha detto ieri il legale. Per il sindacato di base, invece, Linea Glamour farebbe parte dello stesso gruppo imprenditoriale della ex Tessitura Sofia e da quando quest’ultima ha chiuso i battenti, un pezzo della produzione sarebbe stata spostata proprio nell’azienda di Liu Jianwei. E ora si viaggia sulla linea delle denunce. Diverse quelle presentate dall’imprenditore cinese all’autorità giudiziaria: una contro il picchetto del sindacato Sudd Cobas, poi una contro l’aggettivo “mafioso” che il sindacato ha usato e usa contro l’imprenditoria cinese, e infine un’altra contro il fatto che i presidi non sono organizzati con bagni chimici e dunque i manifestanti fanno i propri bisogni in mezzo alla strada, «circostanza già riconosciuta come reato dalla Cassazione anche quando avviene di notte», ha precisato il legale.

Sempre ieri l’imprenditore orientale ha inviato una email pec a Sudd Cobas in risposta alla comunicazione dell’avvio dello stato di agitazione: «Vogliamo sapere quando i loro iscritti hanno lavorato a Linea Glamour, per quanto tempo, in qualche periodo e con quali orari: aspettiamo risposta», hanno detto sia il titolare di Linea Glamour sia l’avvocato Veltri.
 

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