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Il procuratore di Prato: «Estendere le tutele dei collaboratori a chi denuncia lo sfruttamento»

di Alessandro Formichella
Il procuratore di Prato: «Estendere le tutele dei collaboratori a chi denuncia lo sfruttamento»

Luca Tescaroli lancia la proposta per i lavoratori immigrati alla cerimonia per il rogo del Teresa moda in cui persero la vita sette operai cinesi

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PRATO. Estendere ai cittadini stranieri la legge sui collaboratori e i testimoni di giustizia, dando loro le stesse tutele per quelli italiani. È la proposta del procuratore della Repubblica Luca Tescaroli, presentata ieri mattina al Prismalab nella ricorrenza degli undici anni dal rogo del Teresa moda del primo dicembre 2013, in cui persero la vita sette fra operaie e operai cinesi al Macrolotto uno. Una proposta chiara e specifica per far emergere ancora di più il sistema dello sfruttamento e dell’illegalità sul lavoro. Ieri, la sindaca Ilaria Bugetti e l’assessore Sandro Malucchi, davanti al presidente della Regione, Eugenio Giani, al vescovo Giovanni Nerbini, e alle autorità civili della città, hanno ricordato il tragico evento del Teresa moda non solo come doverosa commemorazione, ma come punto di passaggio nella battaglia all’illegalità nel mondo del lavoro. Quella del procuratore è stata una richiesta importante che segue le vicende di sfruttamento fatte emergere in questi anni soprattutto da una sigla sindacale, quella dei Sudd Cobas. Per Tescaroli, solo estendendo le tutele della legge sui collaboratori di giustizia, si potrebbe garantire sicurezza anche ai cittadini stranieri che denunciano fatti di illegalità e sfruttamento sul lavoro. «La proposta di Tescaroli di estendere tutela e reinserimento sociale ai cittadini stranieri che collaborano con la giustizia – ha precisato Marco Biagioni, segretario provinciale del Pd – significa far uscire dalla zona grigia quelle persone che sono sfruttate e che oggi non hanno alcun diritto. A Prato lo diciamo da tempo: serve un patto sociale contro lo sfruttamento lavorativo che garantisca alternative nei percorsi di denuncia ed emersione».

Nell’occasione di ieri, Renzo Berti, responsabile regionale del progetto Lavoro sicuro, ha presentato i risultati ottenuti in dieci anni di controlli degli ispettori Asl e della polizia municipale nelle ditte a conduzione cinese delle province di Firenze, Prato e Pistoia. Un maxi piano reso possibile dall’assunzione di 74 ispettori Asl di cui una cinquantina dedicati solo a Prato. Dal 2 settembre 2014, sono state controllate 19. 924 imprese. I numeri parlano chiaro: in dieci anni la tendenza alla regolarità è aumentata in modo esponenziale su Prato, passando da 20, 2% del 2014 al 63, 6% del 2024. Secondo Berti, i cosiddetti dormitori in fabbrica sono pressoché spariti. I sequestri di fabbricati e capannoni sono passati in dieci anni dal 5, 4 per cento allo 0, 1 per cento. Fino ad ora, gli imprenditori trovati fuori regola durante le ispezioni hanno pagato sanzioni salatissime; si conta in 28 milioni di euro l’ammontare degli atti sanzionatori.

«I tempi son maturi per intitolare uno spazio pubblico alle sette vittime del Teresa moda- ha esordito la sindaca Ilaria Bugetti- e lo vogliamo fare per non smettere mai di ricordare quella tragedia sul lavoro e di combattere quel sistema malato basato su illegalità e complicità. Sarà l’omaggio della città di Prato a questi sette uomini e donne sacrificati sull’altare della moda a basso costo; sarà l’orgoglio di aver avuto la capacità, la forza e la perseveranza di reagire a questa tragedia per dimostrare che il distretto tessile è un’altra cosa, Prato è un’altra cosa». «Abbiamo un bilancio positivo del progetto Lavoro sicuro che è riuscito a mettere in sinergia tutte le istituzioni. Certo, questo significa costi ma con le sanzioni della prima fase il progetto si è ampiamente ripagato da solo- ha detto il presidente della Regione, Giani – Una volta creato questo meccanismo di deterrenza si tratta di mantenerlo, ed ecco la necessità di un impegno economico che la Regione continua a mettere e sosterrà sempre. Il lavoro di squadra tra le istituzioni ci consente di fronteggiare anche le novità del mondo dello sfruttamento del lavoro».


 

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