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Prato, pugno di ferro contro lo smaltimento illegale degli scarti tessili: chiusa una confezione cinese
Finora chi abbandonava i “sacchi neri” nei campi rischiava una semplice sanzione pecuniaria, ora è scattato il sequestro della ditta
PRATO. La polizia provinciale, su disposizione della Procura, ha sequestrato una confezione cinese che negli ultimi cinque anni non aveva mai smaltito correttamente gli scarti tessili. Potrebbe essere una svolta nel contrasto allo smaltimento illecito dei “sacchi neri”, una piaga che da anni affligge il distretto tessile di Prato. Finora infatti chi veniva sorpreso a gettare gli scarti tessili nei fossi o nei campi si è visto comminare semplici sanzioni pecuniarie, che spesso rischiavano di essere inferiori al risparmio ottenuto dal mancato pagamento dei costi di smaltimento. Il sequestro preventivo dell’attività potrebbe essere un deterrente nei confronti di chi scarica i costi di smaltimento sul resto della collettività.
Il sequestro, avallato dal giudice per le indagini preliminari, è arrivato in seguito alle indagini della polizia provinciale e degli ispettori di Alia sulla confezione, che ha 13 dipendenti. Si è accertato che negli ultimi cinque anni la ditta non aveva mai smaltito correttamente gli scarti tessili, violando il decreto legislativo 152 del 2006. Come molti altri imprenditori senza scrupoli, la titolare cinese della confezione ha affidato lo smaltimento a terzi e secondo la Procura questo modo di agire non era occasionale, ma «professionale». Per questo è scattato il pugno di ferro con la chiusura dell’azienda e l’apposizione dei sigilli al capannone.
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