Il Tirreno

Prato

Il caso

Prato, le fabbriche che non si fermano: l’altra faccia della crisi della moda

di Paolo Nencioni
Prato, le fabbriche che non si fermano: l’altra faccia della crisi della moda

Domenica 6 ottobre lo “Strike Day” del Sudd Cobas nel distretto parallelo cinese dove si lavora 12 ore, sette giorni alla settimana, mentre altrove cresce la cassa integrazione

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il distretto tessile di Prato è uno dei pochi posti in Italia dove si può organizzare uno “strike day”, la giornata dello sciopero, di domenica. Sì, proprio di domenica, quando le fabbriche si svuotano. Non tutte, come i pratesi sanno bene, perché c’è un distretto parallelo cinese dove la domenica si lavora eccome, e anche tutti gli altri giorni della settimana, spesso 12 ore per 7 giorni, per stipendi che fino a qualche anno fa non arrivavano ai mille euro e ora in molti casi sono saliti a 1.300, anche a 1.500, ma con l’impegno di non staccare mai.

È l’altra faccia della medaglia del distretto tessile, e se vogliamo anche l’altra faccia della crisi, perché da settimane non si fa che parlare della crisi del settore moda, ma a fronte di operai che vengono messi in cassa integrazione (quando va bene) ce ne sono molti altri che lavorano per due incassando lo stipendio di uno. È il paradosso di questi tempi.

A organizzare lo “Strike Day” ci ha pensato il sindacato Sudd Cobas, quello che fino all’anno scorso si chiamava Si Cobas e che è diventato lo spauracchio di tanti piccoli ma anche medi imprenditori orientali perché piano piano è riuscito a penetrare nella fitta maglia dello sfruttamento. Il ritrovo è fissato per domani, 6 ottobre, a mezzogiorno ai giardini di via Marx, ma l’azione si svolgerà altrove, a sorpresa, con picchetti davanti a cinque micro-imprese cinesi che danno lavoro a 5-10 dipendenti col solito sistema del 12x7, mentre il sindacato si batte per l’8x5, cioè otto ore per cinque giorni alla settimana.

«In questi giorni si parla tanto di crisi della moda e del tessile e noi non mettiamo in discussione le statistiche – spiega Luca Toscano del Sudd Cobas – ma vogliamo collegare questi numeri col fatto che ancora migliaia di persone lavorano per 12 ore al giorno sette giorni alla settimana. Sono in gran parte piccole e piccolissime imprese, subfornitori di imprese più grandi. Non si può parlare di crisi occupazionale quando ci sono ancora tanti lavoratori che occupano due posti di lavoro. Abbiamo deciso di concentrarci sulle piccolissime aziende dove il sindacato finora non è mai riuscito a entrare». In queste aziende ovviamente non si parla di cassa integrazione (che nelle altre, secondo i dati degli industriali, è in aumento del 20%) ma potrebbero arrivarci. È già successo. «Nel periodo post Covid – ricorda ancora Toscano – C’erano aziende che facevano cassa integrazione e allo stesso tempo mantenevano i turni di 12 ore per chi non era in cassa». Un altro paradosso, che funziona solo se si verifica un’altra condizione: la mancanza di controlli dell’Inps su chi chiede e ottiene la cassa integrazione.

Già nel 2021 l’allora Si Cobas chiedeva l’istituzione di un osservatorio sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali coinvolgendo Inps, sindacati e lavoratori. Una proposta che non è stata presa in considerazione probabilmente perché l’Inps non ha abbastanza personale per fare i controlli, soprattutto quando la “cassa” viene concessa a pioggia. Ma gli stessi lavoratori, se coinvolti, potrebbero essere le “antenne” dei controllori previdenziali.

Intanto il Sudd Cobas continua a martellare sullo sfruttamento e spesso ottiene il risultato (cioè la contrattualizzazione e il rispetto dei diritti) anche prima di avviare una vertenza, quando l’imprenditore cinese preferisce fare qualche concessione per non rimetterci in seguito. «In certi casi hanno concesso “addirittura” due giorni di riposo al mese per impedire che i lavoratori si rivolgessero a noi e per prevenire una possibile vertenza – sorride Luca Toscano – ma ovviamente a noi questo non basta e dove interveniamo ci battiamo per i due giorni di riposo alla settimana. È un percorso lento, vogliamo provare ad accelerare». Anche con l’aiuto di chi qualche risultato l’ha già ottenuto. Alla mobilitazione di domani parteciperanno anche quei lavoratori già sindacalizzati che ora lavorano otto ore per cinque giorni. Quasi una chimera nel distretto parallelo. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L’emergenza

Piombino, arresto cardiaco sulla spiaggia: gravissima una 35enne

di Redazione Piombino
Speciale Scuola 2030