Prato, condannato il padre orco che ha abusato della figlia. La confidenza choc all'insegnante
Un inferno domestico che è finito l’anno scorso con l’arresto dell’uomo
PRATO. «La verginità l’ho persa con lui». L’ha detto in poche sofferte parole, ma ci è voluta una forza sovrumana, perché lei è un’adolescente e lui è suo padre, un albanese sulla quarantina che ora è stato condannato a otto anni e otto mesi di reclusione per le ripetute violenze sessuali sulla figlia e i maltrattamenti alla moglie e agli altri figli. Un inferno domestico che è finito l’anno scorso con l’arresto del padre orco e che adesso, con la condanna, la famiglia spera di essersi definitivamente lasciato alle spalle dopo anni di soprusi. Ma ce ne vorranno altrettanti perché il ricordo sfumi, se mai lo farà.
Il processo è stato celebrato col rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare Marco Malerba, che in questi giorni ha depositato la sentenza e le relative motivazioni, nella quali ripercorre una storia terribile. Una storia che è arrivata alle orecchie della magistratura l’8 marzo dell’anno scorso, sotto forma di segnalazione della Procura presso il Tribunale dei minori di Firenze. Il giorno prima era stata un’insegnante della ragazza, che frequentava una scuola media superiore, a rivolgersi alla Procura raccontando quanto aveva appreso dalla sua studentessa alla fine di febbraio. Come è accaduto spesso in casi simili, la sofferenza psicologica derivante dalla violenza fisica è emersa a scuola.
Durante una lezione l’insegnante si era accorta che la ragazza piangeva, alla fine le aveva chiesto il motivo e durante una chiacchierata era emersa la verità, quella verginità persa non insieme al suo ragazzo dell’epoca, ma anni prima, per mano del padre. La ragazza non l’aveva detto a nessuno, se non a una compagna di scuola facendole giurare di non farne parola. E anche dopo quella chiacchierata con la sua insegnante non aveva intenzione di denunciare il padre. La vergogna era più forte del dolore. C’è voluto tutto il tatto di una psicologa e quello degli agenti della squadra mobile della polizia per tirarle fuori quello che aveva dentro.
All’inizio, anzi, la ragazza si è sentita tradita quando ha capito che le sue confidenze erano state messe nero su bianco in un verbale. Poi è stata convinta ad aprirsi e si è capito che quel rapporto sessuale di cui aveva parlato non era stato un fatto isolato. Il padre aveva cominciato ad abusare di lei quando aveva appena 11 anni e poi aveva continuato, tutte le volte in cui si era trovato da solo con lei in casa. All’inizio toccamenti, poi rapporti completi quando ancora la figlia andava alle medie inferiori.
Dopo la prima volta, ha raccontato la ragazza, lui le dette un antibiotico, «per evitare infezioni». Lei non capiva a che cosa servisse. Nell’ultima occasione, agosto 2022, lui ha preteso un rapporto sessuale per darle il permesso di andare in vacanza col suo ragazzo.
Il tutto accadeva in un contesto familiare gravemente compromesso. Il padre è un alcolista e quando esagera col bere diventa una furia, non solo coi figli ma anche con la moglie, che in più occasioni ne ha patito le conseguenze fisiche. Per questo l’uomo, difeso dall’avvocato Sabrina Del Fio, è stato chiamato a rispondere anche dell’accusa di maltrattamenti in famiglia. Ma l’accusa più grave era la violenza nei confronti della figlia, che si è costituita parte civile con l’avvocato Michele Nigro e alla quale il giudice ha riconosciuto un risarcimento provvisionale di 25.000 euro. Un risarcimento che non la risarcirà di quanto ha passato.
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