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Prato, anche i sinti hanno la loro candidata e adesso vogliono uscire dal recinto
Yvone Lemman nella lista del Partito democratico: «I ricchi parlano dei ricchi, ma ai poveri chi ci pensa?»
PRATO. È il tramonto e una stella cadente scivola dietro la tenda che ospita la comunità sinta di San Giorgio a Colonica riunita in preghiera. Molti assistono alla funzione seduti di fronte al pastore della Chiesa evangelica, altri invece sono rimasti in disparte, ai margini del prato. Quando vedono la scia luminosa attraversare il cielo si guardano sorpresi. Poi uno di loro chiede: «Avete espresso un desiderio?». I desideri non si rivelano ma più tardi, quando il breve discorso della candidata al consiglio comunale Yvone Lemman sarà accolto da applausi e grida d’incoraggiamento da parte di tutti, c’è la netta impressione sia stata fatta un’eccezione. Perché la comunità sinta pratese è in subbuglio: vuole essere conosciuta e riconosciuta, e alla vigilia delle elezioni comunali sembra aver trovato intorno alla figura di Yvone Lemman detta Kensci un’attivista, ma prima di tutto una donna, in grado di rappresentarla al meglio. «So cosa vuol dire essere discriminati e mi batto per i diritti di tutte le minoranze – dirà a parte lei – Negli anni passati è stato fatto un grande lavoro di ascolto, adesso è arrivato il momento di fare un passo avanti».
Yvone Lemman, candidata per il Partito democratico, ha 38 anni e due figli, uno di 15 e l’altra di 4. Se le si chiede come ha deciso di scendere in politica racconta una scintilla «che mi ha ferito profondamente e di fronte alla quale ho deciso di reagire». È successo questo. «Il maestro elementare di mio figlio, una persona illuminata, decise di portare la classe al campo sinti durante la festa religiosa del mese di aprile per far vedere che c’erano altri modi di vivere in città – racconta – e in quell’occasione, all’improvviso, ho smesso di essere la mamma che da anni faceva la raccolta fondi o quella che portava i dolcetti in classe e sono diventata la sinta, per non dire peggio. Prima sono stata accettata, poi discriminata. È stato in quel momento che ho deciso che dovevo fare di tutto per far finire questi atteggiamenti». E non è la sola: le nuove generazioni della comunità sinta vogliono una vita diversa, ma intanto si accontenterebbero delle stesse opportunità dei loro coetanei. «Negli ultimi anni la comunità si è emancipata – spiega lei – i giovani vogliono uscire dal guscio, dal recinto del campo di sosta: hanno scoperto il mondo fuori dal piccolo mondo dove erano stati segregati e vogliono di più. Si scontrano però con la discriminazione quando cercano il lavoro e la casa, hanno difficoltà ad accedere ai servizi o allo sport – aggiunge – Dobbiamo trovare una soluzione».
La soluzione sembra quel passo avanti di cui parlerà anche il segretario del Pd Marco Biagioni, arrivato in 500 rossa insieme a Maria Logli e Aksel Fazio, anch’essi candidati. «Negli ultimi anni avete fatto un percorso incredibile e con il regolamento di fuoriuscita partecipata dai campi siete diventati un esempio nazionale – esordisce Biagioni – Dobbiamo continuare a raccontare le esigenze dei Sinti, dobbiamo parlarne perché facendolo raccontiamo le esigenze di tutte le comunità. Adesso la comunità è compatta e c’è una candidata sinta al consiglio comunale: state facendo la storia della città e del paese».
È un lungo percorso di emancipazione quello intrapreso dalla comunità sinta pratese. «Molti hanno anche avviato il recupero della carriera scolastica perché migliore è il titolo di studio e maggiore è la possibilità di trovare lavoro», spiega Emanuele Piave, compagno di Yvone Lemman e presidente dell’associazione culturale Porrajmos. La sua è una storia emblematica che ci viene raccontata mentre sullo sfondo scorrono i canti e gli arpeggi della funzione religiosa. Nato a Prato ma cresciuto tra la Lombardia e l’Emilia Romagna, di cui ancora porta l’accento, è poi tornato a Prato e ha ricominciato da zero. «I Sinti sono bravi a farlo, ci sono abituati – dice – e io ho deciso che voglio laurearmi a tutti i costi». Così è arrivato il diploma di terza media e poi l’iscrizione al Dagomari, di cui adesso frequenta il quinto anno. «Anch’io l’anno scorso ho preso il diploma di terza media e con me molte altre donne della comunità – aggiunge Lemman – mi è sempre mancata la scuola ed è stata un’esperienza bellissima in un luogo, il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, di grande importanza per questa città. Dovrebbe avere una sede propria – dice – e una struttura attrezzata per ospitare tutte le identità che la frequentano». La funzione si scioglie che è ormai notte e viene ricordato l’appuntamento per i giorni successivi. «Parlerei delle difficoltà delle persone, delle famiglie che non riescono ad accedere ai servizi e della necessità che tutti abbiano gli stessi diritti – dice Kensci pensando al suo primo intervento in consiglio comunale nel caso venisse eletta – perché i ricchi parlano dei ricchi, ma ai poveri chi ci pensa? ».
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