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Prato

L’indagine

Prato, dalla “guerra delle grucce” al caso corruzione: da cosa nasce l’inchiesta sul comandante dei carabinieri

di Paolo Nencioni
Prato, dalla “guerra delle grucce” al caso corruzione: da cosa nasce l’inchiesta sul comandante dei carabinieri

La faida cinese, un tentato omicidio e tre incendi sospetti, poi le intercettazioni che mettono nei guai il tenente colonnello Sergio Turini

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PRATO. C’è la “guerra delle grucce” all’origine dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che giovedì scorso è sfociata negli arresti del tenente colonnello dei carabinieri Sergio Turini, ora in carcere, dell’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, socio di maggioranza del Gruppo Colle di Cantagallo, ai domiciliari, e dell’investigatore privato torinese Roberto Moretti che era stato messo anche lui agli arresti domiciliari ma è finito quasi subito in carcere perché è emerso che continuava a rispondere al telefono ai clienti violando il divieto che gli era stato imposto dai magistrati. Tutti e tre sono accusati di corruzione per i presunti favori fatti dal tenente colonnello all’imprenditore e all’investigatore privato.

La “guerra delle grucce” è iniziata più di tre anni fa e ha per l’appunto come oggetto le stampelle appendiabiti, quasi sempre di plastica, di cui fanno massiccio uso i pronto moda cinesi di Prato. Sembrerebbe un settore marginale e invece è stato stimato, forse in eccesso ma non di molto, che solo nel distretto tessile produca un fatturato annuo di 100 milioni di euro. Logico che un affare di questa portata stimoli gli appetiti di molti, appetiti non sempre leciti. E così un paio di anni fa qualcuno ha mandato un sicario a tentare di uccidere a coltellate uno dei principali produttori cinesi di grucce, che stava cenando al Ristorante Internazionale di via Roncioni. Un agguato in stile mafioso davanti a decine di testimoni. L’imprenditore fu ferito, ma se la cavò. Era solo l’inizio. Qualche tempo dopo una delle aziende dell’imprenditore prende fuoco e si sospetta il dolo, ma nessuno mette in relazione i due episodi. Passa qualche altra settimana e prende fuoco un’altra fabbrica, stavolta a Montemurlo, anche questa dell’imprenditore cinese scampato all’agguato del ristorante. In questo caso non intervengono nemmeno i vigili del fuoco: sono gli stessi operai a spegnere le fiamme.

Il 13 settembre 2022 scoppia il terzo incendio, il più devastante, all’interno della Vivi Style di via Gora del Pero, che poi si estende ad altre due aziende. La Vivi Style non produce grucce, ma è di proprietà dello stesso imprenditore, che si decide a presentare un esposto per raccontare la sua verità. Dice di non essersi allineato alle richieste estorsive fatte da altri imprenditori del settore e per questo è stato punito. Non è chiaro se non abbia voluto pagare oppure se abbia rifiutato di entrare a far parte di un “cartello” che impone a tutti lo stesso prezzo delle grucce. Più probabile la seconda ipotesi, perché la “guerra delle grucce” rispunta nell’ordinanza che ha mandato in carcere il tenente colonnello Turini, quando si accenna a indagini su gruppi criminali cinesi sospettati di associazione a delinquere di stampo mafioso e di illecita concorrenza con minaccia o violenza (la sintesi di quanto è accaduto all’imprenditore cinese).

Sembra che nell’ultimo anno e mezzo l’inchiesta non abbia fatto progressi. In compenso, ascoltando le intercettazioni telefoniche deve essere saltato fuori il nome del tenente colonnello, che vantava conoscenze nella comunità cinese, ed è nato un altro filone dell’inchiesta. Un filone che al momento niente ha a che vedere con gli incendi delle aziende cinesi, ma che in qualche modo è collegato con quello che è accaduto dopo.
 

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