Il Tirreno

Prato

Il caso

Assenteismo e canile mal gestito: il Comune non affonda il colpo

di Paolo Nencioni
L'’ingresso del Palazzo di giustizia di Prato
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L'’ingresso del Palazzo di giustizia di Prato

Fa discutere la mancata costituzione di parte civile nei due processi

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PRATO. Un impiegato comunale che si assenta dal lavoro per 372 giorni usando falsi certificati medici. La responsabile del canile comunale che si mette in tasca parte dei soldi incassati per la restituzione dei cani ai proprietari che li avevano smarriti. In entrambi i casi il Comune di Prato figura come parte lesa, ma ha scelto di non costituirsi come parte civile nei procedimenti penali.

L’opposizione di centrodestra non si è lasciata sfuggire l’occasione e ha criticato queste scelte, sostenendo che il Comune prima non ha saputo controllare e poi si è “dimenticato” di presentare il conto a chi aveva tradito la sua fiducia.

Siamo in campagna elettorale e inevitabilmente tutto viene ingigantito, ma effettivamente la linea scelta dal Comune in questi due casi può prestarsi alla polemica, lasciando aperta la porta alle illazioni di chi sostiene che non si sia voluto calcare la mano nei confronti di imputati che non sono eccellenti ma certamente hanno frequentazioni nelle stanze del Comune.

Il primo caso è quello che più colpisce perché è un caso “classico” nel quale gli enti pubblici di solito in passato si sono costituiti parte civile. Tra l’agosto 2020 e il dicembre 2021 un istruttore amministrativo del Comune ha presentato una lunga serie di certificati medici che attestavano varie malattie, tra cui il Covid (si era nel pieno della pandemia), certificati che secondo la Procura erano falsi perché, stando all’accusa, se li faceva da solo replicando un modello telematico, l’unico vero. Tre medici hanno disconosciuto le loro firme su quei certificati e il dipendente comunale sarà processato a partire dal 10 aprile. Nel caso venga accertata la sua colpevolezza, il danno per il Comune è facilmente quantificabile, sono i giorni di assenza dal lavoro che hanno dovuto sbrigare altri. Ma all’udienza preliminare il Comune non si è costituito parte civile. Con le nuove regole derivanti dalla riforma Cartabia, non potrà più farlo nemmeno all’apertura del dibattimento.

Sul caso l’assessora Benedetta Squittieri ha risposto a un question time la scorsa settimana e dall’ufficio legale del Comune spiegano che il danno d’immagine non era quantificabile, visto che prima dell’udienza preliminare i giornali non avevano parlato del caso e quanto al danno erariale, ci sarebbe una competenza esclusiva della Corte dei conti. Su questo ci sono diverse scuole di pensiero. Altri avvocati sostengono che invece il Comune si poteva costituire parte civile.

Nel caso della presidente del canile “Il Rifugio” che ha patteggiato una condanna a tre anni dopo essere stata accusata di essersi messa in tasca parte del denaro che doveva versare al Comune per la restituzione dei cani ai proprietari, dal Comune spiegano che teoricamente si sarebbe potuto chiedere un danno d’immagine, visto che la vicenda aveva destato un certo scalpore, ma l’avvocato difensore ha informato l’ufficio legale che c’era la volontà di patteggiare, che avrebbe tagliato fuori le eventuali parti civili. In ogni caso, aggiungono dal Comune, si trattava di cifre irrisorie. E per l’eventuale danno erariale ci sarebbe anche qui la competenza esclusiva della Corte dei conti, in quanto la presidente del canile maneggiava soldi pubblici e sarebbe da considerare come agente contabile. Anche per la vicenda del canile, passata l’udienza preliminare, il Comune non potrà costituirsi parte civile all’apertura del dibattimento per gli altri imputati, una veterinaria dell’Asl, tre guardie zoofile e un volontario. In entrambi i casi, assicurano dal Comune, gli atti sono stati trasmessi alla Corte dei conti. «È ora che l’Amministrazione Comunale smetta di nascondersi dietro scuse burocratiche e prenda immediatamente provvedimenti seri per riformare le proprie politiche e i propri controlli – ha commentato il consigliere comunale Claudiu Stanasel – La mancata partecipazione come parte civile non è solo un errore strategico, ma un tradimento della fiducia pubblica».
 

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