Il Tirreno

Prato

Il caso

Bambina morta a 6 mesi: due medici dell’ospedale di Prato a giudizio

di Paolo Nencioni
L’ingresso dell’ospedale di Prato
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L’ingresso dell’ospedale di Prato

Ma una perizia del giudice potrebbe scagionare entrambi gli imputati: la ricostruzione della vicenda

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PRATO. Due medici dell’ospedale di Prato sono sotto processo con l’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte di una neonata, avvenuta sei mesi dopo il parto, all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Un processo molto delicato, quello in corso davanti al giudice Marco Malerba, che avrebbe dovuto pronunciare la sentenza già in una delle scorse udienze, ma poi il verdetto è slittato perché è stata ordinata una nuova perizia medica che sembra scagionare entrambi gli imputati.

I fatti risalgono al 2018, quando una donna di 40 anni, residente a Pistoia, dette alla luce una bambina. Il parto non fu semplice e alla fine i medici optarono per il taglio cesareo. La neonata venne alla luce in precarie condizioni di salute e fu subito trasferita all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove rimase in terapia intensiva per sei mesi, prima di esalare l’ultimo respiro.

I genitori non erano convinti che all’ospedale di Prato fosse stato fatto tutto il possibile per garantire la salvezza della loro figlia e presentarono una denuncia.

Dopo complesse indagini, la Procura ha sposato questa tesi e ha ottenuto il rinvio a giudizio dei due medici che presenziarono al parto.

Come accade in questo tipo di procedimenti, il processo si gioca fondamentalmente sulle perizie mediche. Quella del pubblico ministero conclude per la responsabilità dei due medici, mentre quella della difesa, rappresentata da Silvia Nesti, arriva a conclusioni diametralmente opposte. Il cerino è rimasto in mano al giudice, che a una delle ultime udienze ha dichiarato chiuso il dibattimento invitando le parti a concludere.

Il pubblico ministero Laura Canovai ha chiesto la condanna dei due imputati, la difesa l’assoluzione. Ma in camera di consiglio il giudice ci ha ripensato e ha ordinato una nuova perizia, affidandola a un consulente di Milano che ora sembra scagionare i due medici. In particolare perché durante l’autopsia non fu prelevato il Dna mitocondriale e non si è potuto accertare se la neonata sia morta per una malattia impossibile da prevedere.
 

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