Il Tirreno

Prato

I numeri

Case popolari a Prato, un sogno irrealizzabile per mille famiglie

di Paolo Nencioni

	Le case popolari realizzate in piazza Gelli
◗
Le case popolari realizzate in piazza Gelli

Hanno i requisiti per l’alloggio ma non potranno ottenerlo in tempi ragionevoli: ecco perché

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Sono mille le famiglie in provincia di Prato che avrebbero i requisiti per ottenere una casa popolare ma non l’avranno. Non l’avranno in tempi ragionevoli e dovranno continuare a fare i salti mortali, alle prese con un mercato delle compravendite e degli affitti che è difficile per chi ha un reddito dignitoso, figuriamoci per chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Una triste realtà che è stata ricordata domenica mattina da Marzia De Marzi, presidente dell’Edilizia popolare pratese dal palco del Beste Hub durante l’evento “Sarà per te” organizzato dal Pd.

La responsabile dell’istituto che gestisce le case popolari ha snocciolato una serie di numeri ben conosciuti dagli addetti ai lavori, ma che comunque fanno impressione.

Mille famiglie escluse dal beneficio. Come si arriva a questo numero? L’Epp gestisce un patrimonio di 1.828 alloggi. Altri 50 sono a canone calmierato e altri 50 li sta prendendo in gestione dal Comune di Prato come “emergenza alloggiativa” (fondamentalmente quelli in via Tieri e in via Traversa del Crocifisso, l’ex Baitor). Con uno sforzo notevole, l’Epp conta di assegnare circa 200 alloggi a chi ne ha diritto entro la fine dell’anno. Nella graduatoria pubblicata due anni fa ci sono 1.650 domande, di cui 450 sono state rigettate per mancanza di requisiti. Ne restano 1.200 e se davvero 200 verranno accettate, altre mille rimarranno escluse. Attenzione, Marzia De Marzi fa notare che anche le 450 che sono state respinte per mancanza di requisiti arrivano da famiglie che non se la passano bene e difficilmente trovano un alloggio adeguato sul libero mercato. «Vanno sul mercato libero ma non sanno dove sbattere la testa» sintetizza la presidente dell’Epp. Sono questi i numeri di un’emergenza che non è solo pratese, ma che a Prato si fa sentire più che altrove.

Patrimonio insufficiente. Sì, perché la provincia di Prato, in Toscana, è quella che ha il numero più basso di case popolari in rapporto alla popolazione residente. Di conseguenza ci si arrangia come si può, accettando sistemazioni precarie, sopportando l’umido, mettendo i letti a castello per i bambini nelle camerette, aspettando tempi migliori.

Poche case vuote. Anche perché le statistiche sfatano un luogo comune secondo il quale a Prato ci sarebbero un sacco di case vuote. La realtà è l’esatto contrario. Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare, a Prato ci sono 113.690 alloggi a fronte di 106.690 famiglie, con una differenza di appena 7.000 alloggi, una miseria rispetto a Pistoia (32.935) o Firenze (69.313). Un numero sostanzialmente confermato da una recente indagine Openpolis su dati Istat secondo la quale Prato è addirittura la provincia italiana con la minore percentuale di case non occupate in maniera permanente, 8.814, appena il 7,8% rispetto a una media nazionale che è di oltre il 25% (9,6 milioni su un totale di 35,3). Anche questo rende difficile trovare una casa da comprare o da prendere in affitto a prezzi ragionevoli perché quando la domanda è alta e l’offerta è limitata i prezzi salgono.

Costruire o recuperare? Insomma, ci sarebbe bisogno di costruire altre abitazioni in una città che comunque vede aumentare anno dopo anno i propri residenti, ma non si può per due motivi. Il primo è che la politica non vede di buon occhio altro cemento; il secondo, decisivo, è che non ci sono i soldi, almeno non ci sono nelle casse dell’Epp. L’ultimo accordo per la costruzione di nuovi alloggi porta la data del 2014 e i fondi hanno iniziato ad arrivare nel 2020. Con quei soldi l’Edilizia pubblica pratese ha realizzato 32 alloggi in via Ferraris, alle Badie, che stanno per essere consegnati. Poi più niente. La Regione ha provato a metterci una pezza sempre nel 2020 con una delibera che ha aggiunto un milione di euro. E il Comune, tramite la Fondazione Cassa di risparmio, ci ha messo 100.000 euro. Ma ad oggi, come fa notare la presidente De Marzi, non c’è una linea di finanziamento sulla manutenzione.

L’alternativa è il recupero del patrimonio esistente. Qui i soldi in teoria ci sarebbero, ma in pratica non ci sono. Epp ha vinto un bando del Cipe da 6 milioni di euro per il recupero di un complesso immobiliare in via della Fonderia: è passato un anno e mezzo e non si è ancora visto un euro.

Poi ci sarebbe il Piano casa sponsorizzato dal ministro Matteo Salvini. «Una santa cosa – commenta Marzia De Marzi – Se non fosse che lo Stato immagina di stanziare 100 milioni di euro per tutto il paese, che è poco o nulla». Basti pensare che per realizzare un complesso da 24 appartamenti, a Prato, servono circa 5 milioni di euro.

Chi esce e chi entra. Nell’ultimo anno c’è stato un grosso turnover nelle case popolari pratesi. Grazie ai controlli dell’Epp una cinquantina di alloggi si sono liberati perché chi ci stava non aveva più i requisiti per starci (si entra con un Isee inferiore a 15.000 euro, si resta se non si superano i 36.000) ma è poco più di una goccia nel mare dell’emergenza casa. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani