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Scarti tessili, appello a Roma. «Non li trattate come rifiuti»

di Paolo Nencioni
La cernita degli stracci: un esempio di economia circolare
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La cernita degli stracci: un esempio di economia circolare

Industriali e artigiani pratesi scrivono al ministero dell’Ambiente

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PRATO. Va favorito il riciclo degli scarti tessili, evitando di considerarli rifiuti. È questa la posizione di Confindustria Toscana Nord, Cna e Confartigianato che hanno inviato una lettera congiunta al Ministero dell’ambiente.

La lettera nasce nell’ambito delle consultazioni per la definizione della disciplina del cosiddetto End of waste tessili, in sostanza le regole che stabiliscono quando un materiale di scarto, già classificato come rifiuto, cessa di essere tale per rientrare nel ciclo produttivo come materia prima secondaria.

Il testo parziale redatto dal Ministero è visto di per sé con favore dalle associazioni pratesi, dato che una normazione in materia è necessaria; ma da parte di Confindustria Toscana Nord, Cna e Confartigianato sono stati presentati anche dei rilievi sia di metodo (si teme che la norma italiana non si armonizzi con quella europea ancora in corso di definizione, con potenziali problemi sul piano giuridico e sulla circolazione dei prodotti) sia soprattutto di merito, dato che nel testo ministeriale il momento del ciclo in cui si realizzerebbe il passaggio da rifiuto a materia prima secondaria è troppo avanzato, praticamente quando il materiale è già stato riportato allo stato di fibra. Una regola, questa, che se si concretizzasse potrebbe avere conseguenze gravi sulla filiera, scoraggiandone l’attività e incidendo negativamente sulla sua tenuta e sulla relativa occupazione.

La qualifica di un materiale come rifiuto o viceversa come materia prima secondaria comporta infatti degli effetti molto significativi su vari piani: in primo luogo, le imprese che trattano rifiuti devono essere abilitate a svolgere quella specifica attività, con tutte le conseguenze anche burocratiche facilmente intuibili. Il caso più eclatante è quello delle sfilacciature: con questa impostazione – dato che ciò che queste aziende trattano è materiale non ancora allo stato di fibra, stato che è determinato proprio da quella tipologia di lavorazione – dovrebbero essere classificate come aziende che trattano rifiuti, senza alcun beneficio ambientale diretto e con una evidente distorsione di una realtà industriale molto ben consolidata. Oggi, col quadro normativo esistente e la prassi consolidata, di fatto le sfilacciature sono imprese manifatturiere come le altre e tali devono rimanere: la fase di passaggio da rifiuto a materia prima secondaria, sostengono le associazioni pratesi, deve avvenire nell’immediata prossimità della prima selezione svolta da impianti specializzati sui rifiuti tessili, sia pre-consumo (i ritagli di confezione e residui delle lavorazioni tessili) sia post-consumo (gli abiti usati). È in quella fase infatti che si verificano i documenti che accompagnano i rifiuti – passaggio necessario per evitare traffici illeciti – si eliminano eventuali materiali estranei, si esegue se necessario l’igienizzazione, si separano i materiali idonei al riuso (gli abiti usati che entreranno nel mercato dell’abbigliamento di seconda mano), quelli da indirizzare a successivi processi produttivi (che già a questo punto, dicono le associazioni pratesi, vanno considerati materie prime secondarie) e i materiali da destinare invece allo smaltimento (gli unici che devono conservare lo status di rifiuti e seguire il ciclo relativo).
 

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