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Prato, sono sette i fossi tombati che passano dal centro

di Alessandro Formichella
Prato, sono sette i fossi tombati che passano dal centro

In caso di maltempo la situazione più pericolosa è sulla Vella. Il corso è intubato lungo cinque chilometri da nord verso ovest

05 dicembre 2023
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PRATO. Coperti da colate di cemento e asfalto 60, 70 anni fa con estrema disinvoltura. Ma adesso possono diventare delle “bombe” a orologeria al ripresentarsi di fenomeni meteorologici estremi, come accaduto proprio lo scorso 2 novembre, quando in circa tre ore è caduta la quantità di pioggia pari a quella di alcuni mesi messi assieme.

Sono i torrenti e i fossi tombati. Una pratica messa al bando non più tardi della fine degli anni Settanta anche nel nostro territorio. Ma fino ad allora proprio questa consuetudine veniva seguita con piani di fabbricazione non sempre lungimiranti, soprattutto quando si presentava l’occasione di costruire. A leggere la cartina idrografica del reticolo del Valdarno, il più tombato di tutti nel comune di Prato è il fosso La Vella; quasi cinque chilometri di inarcamento sotteraneo che partono da Prato nord e che si allungano sotto strade e costruzioni verso Prato ovest riemergendo poi nei campi della piana. L’industrializzazione senza “se” e senza “ma” è stato anche questo, oltre alla forte espansione edilizia durante gli anni del boom economico e della crescita industriale. Ma adesso, a farne le spese possiamo essere tutti.

Già nel 2017, durante gli eventi calamitosi che colpirono in modo particolare la costa della Toscana, si parlò con grande insistenza di rinaturalizzare torrenti e fossi tombati nel secolo scorso; idea, dove possibile, che è riemersa con forza nei giorni successivi al disastro dello scorso novembre. In realtà, non sempre anche volendo, sarà facile poterlo fare: soprattutto per quelle aree dove si è costruito con palazzine, case o capannoni industriali proprio al di sopra dei fossi dirottati sotto terra. Fra quelli della provincia di Prato, i comuni che sembrano, anche per ovvie ragioni di morfologia e densità abitativa, salvarsi sono Cantagallo, Vernio e Carmignano. Prato è, invece, il più colpito dal fenomeno, perché oltre al torrente La Vella, altri fossi e piccoli torrenti nel tempo sono stati tombati: dalla carta emergono, per tratti per niente esigui, che sono stati sotterrati il borro di Giolica, il torrente Ficarello, il rio Malsani, quello delle Caserane, il fosso della Rimpolla e il fosso il Calicino.

Il più temibile resta il fosso La Vella, senza dubbio. Il sistema delle gore medievali che oggi attraversa addirittura il sottosuolo del centro storico della città, si salva grazie alla regolamentazione dei flussi di acqua che, con delle apposite portelle, si trova all’imbocco del Gorone. Arriva poi Poggio a Caiano, dove la pressione edilizia fra gli anni Sessanta e Ottanta è stata senz’altro insistente, ed è qui che buona parte del rio Montiloni è tombato soprattutto nell’area artigianale e poi di nuovo, ma questo già dai tempi che furono, nei pressi della ex Statale 67 prima di arrivare all’Ombrone pistoiese. In realtà, l’uso di tombare torrenti e fossi, anche per ragioni sanitarie, inizia nell’Ottocento. Ed è del dopoguerra la tombatura a Vaiano del fosso Trescelle, per oltre seicento metri, del fosso Riottolo e del fosso delle Fornaci.

L’area pratese, come tutta Italia, ha una fitta rete di torrenti, fossi e piccoli fiumi capillare e un elevato numero di torrenti. In Italia sono circa 12mila i chilometri di corsi d’acqua tombati. «Bisogna rinaturalizzare la dove è possibile – afferma il sindaco di Vaiano Primo Bosi – ma probabilmente va ridisegnato anche il sistema delle fognature pubbliche, nel caso i torrenti tombati avessero raccolto le acque scure quando furono fatti a suo tempo. Ci vuole un monitoraggio. Per il Trescellere, ho fatto togliere la tombatura per circa trecento metri prima di arrivare nel Bisenzio. Lavorare su questo aspetto della rinaturalizzazione dei fossi tombati, è fondamentale per garantire il territorio». Come è noto, il rischio idrogeologico si presenta ogni volta arriva una perturbazione minacciosa. E se la crisi climatica è una bomba a orologeria, anche nella provincia pratese il ticchettio e oltre arriva dai fiumi. E dai fossi e torrenti sui quali a volte sediamo sopra, senza saperlo.

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