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Guardia di finanza

Prato, maxi evasione dell’Iva sul commercio dei pancali: indagati 56 imprenditori – Video

di Paolo Nencioni
Prato, maxi evasione dell’Iva sul commercio dei pancali: indagati 56 imprenditori – Video

False fatture, prestanome, società fantasma: già sei anni fa scattarono tre arresti in città per la cosiddetta “mafia dei pancali”

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PRATO. La guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate hanno presentato il conto a 56 imprenditori accusati di aver prodotto e usato fatture per operazioni inesistenti allo scopo di evadere l’Iva. Ed è un conto molto salato: 42 milioni di euro, per la precisione. Si tratta dello sviluppo di un procedimento penale che già nel 2017 portò all’arresto di tre persone a Prato con l’accusa di aver realizzato un’ingente evasione dell’Iva grazie alle false fatture nel commercio dei pancali, le pedane di legno che servono per movimentare la merce. All’epoca si parlò di “mafia dei pancali” perché emersero collegamenti tra alcuni indagati e Francesco Paolo Clemente, un imprenditore siciliano a sua volta ritenuto braccio destro di Pietro Tagliavia, capo del mandamento di Brancaccio e figlio di quel Francesco Tagliavia condannato all’ergastolo per aver fornito l’esplosivo usato nella strage dei Georgofili del 27 maggio 1993.


La guardia di finanza parla di fatture per operazioni inesistenti per circa 80 milioni di euro e Iva per circa 16 milioni di euro da parte di 56 società. Altrettanti sono gli indagati, sparsi su tutto il territorio nazionale, anche se il grosso è tra Prato e Firenze.

I finanzieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, hanno ricostruito lo schema evasivo con il quale – tramite l’utilizzo di prestanome, intestatari di imprese individuali fanasma e di altre società filtro interposte, tutte operanti nel commercio di pancali, o pallets – venivano movimentate ingenti quantità di denaro.

I prestanome erano intestatari di conti correnti, direttamente gestiti dal sodalizio criminale, utilizzati per movimentare, grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ingenti somme di denaro, le quali, al termine della catena di riciclaggio, venivano quotidianamente prelevate in contanti dai vari prestanome su istituti finanziari dell’hinterland pratese, per essere successivamente concentrati negli uffici di una società con sede a Campi Bisenzio, dove venivano distribuite a vari soggetti titolari di attività economiche.

Le Fiamme Gialle, dunque, sono riuscite ad intercettare un sistema di riciclaggio dei proventi illeciti basato sul commercio e sulle false fatturazioni (“Trade based money-laundering”), che è particolarmente diffuso in seno ai gruppi criminali. Le attività svolte hanno permesso di individuare e sequestrare patrimoni illecitamente accumulati nel corso degli anni dagli affiliati al gruppo e agli utilizzatori delle false fatture, per un valore complessivo pari a oltre 4 milioni di euro, tra cui 9 immobili, 8 auto, oltre 20 rapporti finanziari, 4 imprese e denaro contante per oltre 300.000 euro.

I militari del Gruppo di Prato hanno portato anche a termine dei controlli fiscali nei confronti delle imprese coinvolte, ricostruendo e segnalando alle varie Direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate competenti un fatturato complessivo di quasi 100 milioni di euro.

Allo stato attuale le diverse Agenzie delle entrate, condividendo i rilievi mossi dalle Fiamme Gialle, hanno già emesso avvisi di accertamento per oltre 67 milioni di euro, provvedendo alla contestazione di imposte evase e sanzioni per oltre 42 milioni di euro.

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