Il presidio
L’Europa chiede di riciclare ma a Prato è già una realtà
«I brand sono i primi a domandare del nostro passato»
PRATO. Riciclare, riciclare e ancora riciclare. È quanto Prato sa fare di meglio, riportando i tessuti alla nobiltà originaria e attraendo marchi e brand di moda che ormai cercano proprio di mettere il bollino del riciclato sui propri capi. Un po’ tutti gli imprenditori pratesi del settore oggi ribattono sul tema. «Una decina di anni fa – spiega Marco Mantellassi della Manteco di Montemurlo – poteva sembrare che il tessuto riciclato fosse materia di seconda qualità, quando con ricerca e nobilitazione torna, invece, ad essere come nuovo oggi come oggi, il tessuto riciclato, e tutta la filiera del prodotto certificata in tema di sostenibilità ambientale e di diritti del lavoro, sta diventando quasi una cosa ordinaria per i grandi brand. Qui lavoriamo fra il 40 e il 50 % tessuti riciclati. E la richiesta aumenta ogni anno».
«Entro il 2026 si arriverà a una direttiva che imporrà una percentuale di fibre e tessuti riciclati in ogni capo tessile – racconta Francesco Marini, membro del consiglio di presidenza di Confindustria Toscana nord – e per Prato, che sa come riciclare i tessuti davvero, può essere una grande ulteriore opportunità di crescita. Dobbiamo, comunque, fare attenzione ad alcune cose che sono fra i temi centrali e sul tavolo; l’Unione Europea sembra tendere più al riuso dei tessuti che al riciclo. Tema e questione su cui discutere ampiamente, perché comunque al riciclo bisognerà sempre arrivare alla fine vita di un capo d’abbigliamento».
L’economia circolare qui è cosa vera. Che nasce dalla consuetudine centenaria della cernita dei “cenci” fino a quelli che oggi sono gli studi e le tecnologie più sofisticate per far tornare una fibra usata come nuova. E c’è un effetto a catena, come un domino che fa cadere i pezzetti uno sull’altro, di come rendere sempre più virtuoso il sistema industriale del riciclo dei tessuti.
«Come azienda abbiamo da tempo creato il “Manteco System”, una rete locale di più di 50 aziende ed artigiani tessili, che hanno firmato una carta di principi e valori, che va dai processi produttivi al bilancio sociale e ai diritti sul lavoro, e che devono avere le nostre stesse certificazioni. Questo è un valore alto e forte per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, di cui siamo fermamente convinti», prosegue Marco Mantellassi.
La questione è comunque sempre da tenere sotto la lente d’osservazione. «L’Unione Europea sta andando a formulare nuove direttive in materia di riciclo dei tessuti e mi sento di dire e di chiedere soprattutto ai nostri parlamentari europei di fare particolare attenzione alla questione e di non danneggiare un patrimonio così importante per Prato. È un tema articolato, complesso che va trattato con le dovute conoscenze di tutte le sue particolarità. La nostra città può dare molto in tema di riciclo dei tessuti e di sostenibilità dei processi produttivi», dice il sindaco Matteo Biffoni. «
Abbiamo delle vere e proprie perle nel distretto pratese in tema di riciclo dei tessuti e creazione di nuovi tessuti», interviene Jonathan Targetti, imprenditore dell’abbigliamento. «Ci sono aziende fortemente avanzate sul tema e che creano dei tessuti di una straordinaria bellezza e qualità. Quella del riciclo è una sfida importante, e sulla quale Prato può benissimo gioca ruoli internazionali importanti». «La sostenibilità ormai non è più un valore aggiunto, ma un valore ordinario -aggiunge Francesco Marini – Oggi i grandi brand per prima cosa chiedono cosa abbiamo fatto nel passato e quale sia la nostra storia. Poi arrivano al prodotto. I brand della moda vivono sulla reputazione, sulla tracciabilità di ogni processo. Sono proprio i grandi marchi che fanno verifiche sul campo dei diritti dei lavoratori, interviste ai dipendenti. Poi c’è da dire che secondo la UE, forse già nel 2024, si arriverà alla creazione del passaporto digitale di prodotto; una sorta di carta d’identità di ogni capo e tessuto e qui avremo la garanzia che non si possono inventare balle e che anche le stesse parole come “green” e “sostenibile» dovranno essere ben ponderate.
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