Morti con la jeep dell'Esercito nel burrone: il sentiero era troppo stretto per il Defender
I cartografi dell’istituto geografico militare di Firenze traditi dalla strada impervia. Mattarella annulla la visita
PRATO. Una strada troppo stretta, specie in alcuni punti, per essere percorsa da un Defender. È questa una delle ipotesi formulate dagli inquirenti che stanno indagando sulla morte di tre uomini, due cartografi civili dell’Istituto geografico militare, e un uomo della Guardia di Finanza, avvenuta giovedì scorso sul sentiero del monte Grammando, in località Villatella, sopra Ventimiglia, al confine tra Italia e Francia.
Il mezzo, guidato da Tiberio Ghelardini, 55 anni, residente a Signa, è precipitato per una trentina di metri in un dirupo, e nell’impatto sono deceduti Leonardo Sensitivi, di Carmignano, 54 anni, e Michele Pellegrino, 37enne di Vernante, nel cuneese, in servizio al comando provinciale delle Fiamme Gialle. È stato dichiarato fuori pericolo di vita l’unico sopravvissuto, Simone Bartolini, sbalzato dall’abitacolo e vivo per miracolo, sentito ieri in ospedale dalla Procura. È stato, invece, sequestrato il mezzo, il Defender dell’Esercito, che dovrà essere sottoposto a perizia per capire se fosse idoneo alla “missione di campagna”. Il mezzo era arrivato a Ventimiglia direttamente da Firenze, trasportato con un furgone: la spedizione era stata organizzata per compiere attività di rilievo e manutenzione sul confine, dove doveva essere sistemato un ultimo cippo. Il nulla osta per la restituzione delle salme alle famiglie è già stato dato e faranno rientro in queste ore in Toscana.
La camera ardente sarà allestita all’Istituto geografico militare, in sala “De Vecchi”, una delle più grandi della struttura, mentre i funerali delle vittime toscane saranno celebrati verosimilmente i primi giorni della settimana, in Santissima Annunziata, a Firenze. Per Pellegrino, l’ultimo saluto è stato fissato per oggi, a Vernante, il paese d’origine. A spingere gli investigatori della Polizia verso l’ipotesi della strada troppo stretta ci sarebbe il comportamento di un secondo finanziere che avrebbe dovuto essere con gli altri: non sarebbe salito sul mezzo perché omologato per quattro passeggeri, ma forse anche per timore del percorso, accidentato e privo di protezioni. Anche lui sarebbe già stato sentito, ma il riserbo è totale.
Ieri mattina, l’Istituto geografico militare si è trovato rappreso in un grumo di dolore. È stato osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime e si è cominciato a smontare l’allestimento che avrebbe dovuto accogliere il passaggio del Presidente della Repubblica Mattarella, fissato per lunedì 19. Anche il cambio del comandante, in programma per mercoledì 21, avverrà in tono minore, in segno di lutto.
Ha collaborato Elena Andreini
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