Contratto di 20 ore, ne lavorano 90: arrestato un confezionista cinese
Blitz anti-sfruttamento dei carabinieri in un capannone di Ponte Stella
PRATO. Quando i carabinieri, dopo settimane di appostamenti, hanno fatto irruzione in un capannone di Ponte Stella, vicino a Pistoia, intenti a lavorare ai macchinari hanno trovato dieci operai, cinesi e pachistani. Chi con regolare contratto, chi completamente al nero, ma tutti accomunati da una condizione di sfruttamento intollerabile: quasi 13 ore di lavoro al giorno, spezzate solo da una piccola pausa pranzo di venti, trenta minuti, sette giorni su sette. Per compensi concordati fra i 900 e i 1.500 euro, sempre in contanti, al lordo, per alcuni di loro, dell’affitto di una sorta di loculo in cartongesso dove dormire e di generi alimentari da ritirare in un determinato negozio.
È con l’accusa di sfruttamento di lavoro nero che nella tarda mattinata di mercoledì scorso i carabinieri della Stazione di Casalguidi hanno arrestato in flagranza di reato un imprenditore cinese, Huang Zhiming, 43 anni, residente a Prato. Teatro del blitz è stato un capannone artigianale di via del Redolone, a Ponte Stella, nel comune di Serravalle, in cui, in affitto, l’imprenditore cinese, dallo scorso settembre, aveva avviato la propria attività di confezioni tessili “Confezione Mario”. Da circa un mese che i militari della locale stazione dell’Arma tenevano d’occhio quel capannone, in cui il lavoro proseguiva anche durante le ore notturne. E raccolte informazioni sufficienti, lo scorso mercoledì hanno deciso di procedere a un controllo. Trovando all’interno 8 operai cinesi e 2 pachistani (tutti residenti fra Prato, Signa ed Empoli), oltre al titolare che controllava di persona l’andamento del lavoro.
I due giovani pakistani hanno spiegato di avere un contratto a tempo determinato di 20 ore settimanali ma di essere costretti a lavorarne 90, sette giorni su sette, senza giorno di riposo. E di non aver ricevuto mai alcuna busta paga: solo contanti. I due, a fine turno, di solito alle 22, andavano poi a dormire, così come due degli operai cinesi, in un immobile di via Montalbano destinato ad attività di ristorazione, in cui erano stati ricavati, con il cartongesso, delle piccole stanze di due metri e mezzo per tre, ciascuna con più posti letto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
