Chiesta la “buona entrata” di un capannone, a giudizio due immobiliaristi e un agente immobiliare
Prato. L’affittuario aveva già pagato 400mila euro. Ma all’imprenditore, in arretrato di tre mesi di affitto, è stato chiesto di pagare una seconda volta
PRATO. Estorsione. È questa l’accusa ipotizzata dalla Procura nei confronti di due immobiliaristi e di un agente immobiliare in relazione alla cosiddetta pratica della “buona entrata”, cioè la pretesa da parte dei proprietari di capannoni industriali di ottenere una cospicua somma in contanti, e ovviamente in nero, da parte degli imprenditori che vogliono prendere in affitto un capannone nelle zone più pregiate del Macrolotto. Nei giorni scorsi i due immobiliaristi e il mediatore sono comparsi davanti al giudice dell’udienza preliminare che avrebbe dovuto decidere l’eventuale rinvio a giudizio per i tre, chiesto dal sostituto procuratore Alessia Iacopini, titolare delle indagini, ma l’udienza è stata rinviata e se ne riparlerà dopo l’estate.
Il caso della cosiddetta “buona entrata” era emerso nel febbraio dell’anno scorso grazie alla denuncia di una donna cinese, per conto dello zio, che raccontò di aver pagato quattro anni prima 400.000 euro al proprietario italiano del capannone per prenderlo in affitto. Nell’estate del 2021 l’affittuario aveva saltato tre mensilità di affitto, a causa della pandemia Covid, aveva spiegato la nipote, e quando aveva tentato di rimettersi in pari gli sarebbero stati chiesti altri 400.000 euro per stipulare un nuovo contratto ed evitare lo sfratto.
Ma il procedimento penale in corso in Tribunale potrebbe essere solo la classica punta dell’iceberg. Della pratica della “buona entrata”, che è illegale e in ogni caso nasconde una enorme evasione fiscale, si parla da tempo, anche se quasi nessuno la denuncia. Da una parte ci sono i proprietari in maggioranza italiana dei capannoni industriali, dall’altra gli imprenditori cinesi che cercano spazi in zone appetibili. Qualcuno forse è riuscito ad acquistare il capannone dove ha impiantato l’attività, ma molti altri sarebbero costretti a sottostare alle richieste capestro dei proprietari: cioè a pagare somme ingenti prima di stipulare il contratto d’affitto. Perché nessuno tra i proprietari italiani ha interesse a vendere, si guadagna molto di più dando in affitto gli stanzoni. In certi casi la “buona entrata” verrebbe in parte o in tutto recuperata quando subentra un altro affittuario.
La zona in assoluto più pregiata è il Macrolotto di Iolo, dove si dice che siano stati pagati fino a 800.000 euro per entrare in un capannone. Subito dietro vengono via Toscana, via dei Fossi, via del Molinuzzo, sempre al Macrolotto 1 ma non proprio nel cuore dell’insediamento dei pronto moda, e ancora dietro la zona di Tavola.
Per la Procura e per le forze dell’ordine non è facile indagare su questo fenomeno, perché si basa su un patto tacito che alla fine conviene a entrambi i soggetti. Certamente ai proprietari dei capannoni senza scrupoli che si mettono in tasca centinaia di migliaia di euro esentasse, ma anche agli affittuari che accettano di pagare pur di assicurarsi una posizione favorevole. I clienti che arrivano dall’estero vanno al Macrolotto di Iolo e chi resta fuori rischia di prendere solo le briciole.
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