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Carenza di personale in tribunale a Prato, il sindaco Biffoni contro il governo
Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto ha proposto che Comune e Provincia prestino personale per far ripartire il Giudice di pace ma il primo cittadino risponde picche
PRATO. Il viceministro alla Giustizia chiede aiuto agli enti locali per far funzionare la giustizia, ma Comune e Provincia esprimono perplessità che assomigliano tanto a un no, grazie, abbiamo già dato. Questa la sintesi di una mattinata che non sembra aver fatto fare grandi passi avanti verso la soluzione di un problema cronico, quello della mancanza di personale a Palazzo di giustizia.
Francesco Paolo Sisto, vice del ministro Nordio, si è intrattenuto per più di un’ora col presidente del Tribunale Francesco Gratteri, il procuratore Giuseppe Nicolosi, il sindaco di Prato Matteo Biffoni, il presidente della Provincia Simone Calamai e quello dell’Ordine degli avvocati Marco Barone, oltre alla deputata Erica Mazzetti di Forza Italia, ma all’uscita dal Tribunale l’ottimismo dell’uomo di governo si è scontrato col realismo degli amministratori locali.
In particolare su un punto, il personale dell’Ufficio del giudice di pace. Che non c’è. Tanto che a febbraio il presidente del Tribunale ha disposto che non vengano più accettati i ricorsi per i decreti ingiuntivi, fino al 31 dicembre.
Ecco, secondo Sisto il problema si potrebbe risolvere se Comune e Provincia “prestassero” una parte del loro personale, a rotazione, all’ufficio del giudice in modo da rimetterlo in moto. «So che in altre parti d’Italia si è fatto così – ha spiegato il viceministro – e potrebbe funzionare anche qui».
Evidentemente la dichiarazione non era concordata, perché sono passati appena cinque minuti (Sisto non era ancora uscito al parcheggio) e il sindaco Biffoni ha spento sul nascere i possibili entusiasmi governativi, ribadendo quello che aveva già avuto modo di dire nei giorni scorsi, e cioè che ha forti perplessità su questo sistema, e che comunque lui non può obbligare nessuno a spostarsi dagli uffici comunali per andare a lavorare all’ufficio del giudice di pace. Sulla stessa linea il presidente della Provincia Simone Calamai, che pure aveva distaccato in quell’ufficio un dipendente ora vicino alla pensione.
Sullo sfondo c’è un problema più generale col quale tutti devono fare i conti: Prato è una destinazione non gradita per i dipendenti degli uffici giudiziari. Non solo per loro, a dire il vero. Anche i medici non vanno volentieri a lavorare all’ospedale Santo Stefano, e il motivo è lo stesso per tutti: l’ospedale e il Tribunale si sono fatti la nomea di un posto dove i carichi di lavoro sono pesanti, insopportabili. Dunque chi può ne sta alla larga e preferisce destinazioni meno stressanti. Infatti anche il capo di gabinetto del Ministero, poche settimane fa, aveva promesso che all’ufficio del giudice di pace sarebbero arrivati presto sette rinforzi. In realtà non si è visto nessuno, perché è difficile convincere un dipendente a farsi carico di un fardello che altrove sa di non trovare.
Per quanto riguarda invece i problemi strutturali dell’edificio che ospita il Palazzo di giustizia, l’ottimismo di Sisto potrebbe essere più giustificato.
Il viceministro ha detto che all’incontro di ieri mancava il Provveditorato alle opere pubbliche, cioè il soggetto che dovrebbe fare i lavori nelle strutture giudiziarie, ma nel giro di qualche settimana si potrebbe mettere mano ai problemi più urgenti.
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