Il Tirreno

Prato

Il caso

Prato, sfruttavano il lavoro dei dipendenti stranieri: i titolari di una pelletteria e di una confezione condannati a risarcirli

di Elena Andreini
Il segretario della Filctem Cgil Prato Pistoia Juri Meneghetti e l’avvocato Alessandro Gattai
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Il segretario della Filctem Cgil Prato Pistoia Juri Meneghetti e l’avvocato Alessandro Gattai

L’azienda che si affidava al terzista ha versato 90mila euro. Si tratta della differenza del salario: applicata la responsabilità solidale

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PRATO. Tre lavoratori sono stati risarciti dal committente dell’azienda condannata per sfruttamento del lavoro, con 30mila euro a testa. La somma, in totale 90mila euro, che è stata pagata ai lavoratori corrisponde alla differenza di salario di ciascuno. È accaduto a Prato alla Pelletteria Serena, la cui titolare è stata condannata a un anno e dieci mesi dopo la denuncia di tre lavoratori stranieri per sfruttamento lavorativo. Quella della Pelletteria Serena non è il solo caso di azienda si è trovata al centro di una denuncia di sfruttamento del lavoro, ma lo è per individuazione del committente e per la sua decisione, prima di andare in giudizio, di pagare una parte delle spettanze dei lavoratori sfruttati. Episodio che è il risultato di un intenso e costante lavoro da parte del sindacato che ha visto oltre alla condanna della pelletteria, anche la condanna dei titolari di un’altra azienda la Livans confezioni dopo la denuncia da parte di un lavoratore. «I primi di marzo c’è stata la sentenza che ha visto la condanna dei titolari del pronto moda Livans, condannati per sfruttamento lavorativo a 4 anni e 9 mesi, sono stati condannati, sempre per sfruttamento del lavoro, anche due dei loro collaboratori», spiega Juri Meneghetti segretario della Filctem Prato Pistoia. «E siamo riusciti ad arrivare a questo grazie alla denuncia dei lavoratori, la Filctem si è presentata parte civile insieme a loro».

La sentenza che riguarda la Pelletteria Serena invece è arrivata pochi giorni fa. «Nell’azienda c’era sia lo sfruttamento lavorativo che la violenza fisica nei confronti dei lavoratori», racconta Meneghetti. «Coloro che non svolgevano bene il loro lavoro venivano percossi. Per la titolare è arrivata la condanna. Anche in questo caso i lavoratori si erano rivolti alla Filctem».

Ed è partito tutto da lì, dalla denuncia al sindacato prima del 2020: dopo avere preso le segnalazioni da parte dei lavoratori, sono stati attivati tutti gli strumenti perché potessero essere effettuate le indagini e per arrivare come poi è stato, al processo. «Per quanto riguarda la Pelletteria Serena – spiega Meneghetti – ha avuto uno sviluppo importante. Quando c’è sfruttamento lavorativo non solo ci sono situazioni inaccettabili. Bisogna ricordare che la persona non riceve neppure lo stipendio completo che dovrebbe ottenere e quindi ha diritto a rivendicare le proprie differenze salariali. In questo secondo procedimento siamo riusciti a portare dentro uno dei committenti della Pelletteria Serena. E il risultato è stato importante: si è arrivati ad un accordo che ha visto il committente pagare ai lavoratori denuncianti una parte delle differenze salariali a cui avevano diritto». Con questo caso si assiste ad una condanna complessiva dello sfruttamento lavorativo da un lato c’è la parte penale di sfruttamento vero e proprio con la condanna del datore di lavoro, e dall’altro viene dimostrato l’aspetto economico ovvero si può andare a prendere i soldi anche dai committenti e questa è la prima volta che accade nei procedimenti di questo tipo. «L’azienda viene condannata per sfruttamento lavorativo – spiega Meneghetti – ma manca la parte economica e questo può essere richiesto alla stessa ditta o al committente, come avvenuto nel caso della Pelletteria Serena. Il committente per non andare a giudizio decide di trovare l’accordo».

Una sentenza che potrebbe diventare un avvertimento per tutti i committenti. «Il committente è tenuto dalla legge all’obbligo in solido e paga un debito non suo – spiega l’avvocato della Cgil Alessandro Gattai – la committenza ha pagato, in questo caso, sapendo che difficilmente potrà recuperare dal datore di lavoro. Oltre alla condanna di un soggetto c’è anche la parte di pagamento di parte degli stipendi».

La Filctem Prato e Pistoia avanza una richiesta al Ministro del Lavoro perché Prato diventi un luogo di sperimentazione contro lo sfruttamento lavorativo. E a giudicare dai risultati ne avrebbe tutte le carte in regola.
 

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