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L’addio a Mario Maggesi, anima del teatro pratese, scomparso a 89 anni
A piangerne la scomparsa la compagnia “Camici miei” che così ha scritto ieri su Facebook. «Sei riuscito ad essere un personaggio nonostante tutti i tuoi personaggi»
PRATO. Era l’industriale in “Caino e Caino” di Alessandro Benvenuti, il ragioniere in “Cenci in Cina” diretto da Marco Limberti. E poi gli spettacoli della Rivista del Buzzi e della compagnia dei medici-attori “Camici miei” sempre nel segno della beneficenza. Come l’ultimo, quasi un anno fa, sul palcoscenico del Politeama per “Betti, una sera a cena”. Se n’è andato Mario Maggesi a 89 anni, una vita per il teatro amatoriale con qualche incursione davanti alla macchina da presa come comparsa in diverse pellicole legate alla città. Un’uscita di scena che ha lasciato un grande vuoto in chi aveva avuto occasione di conoscerlo in città apprezzandolo sia come attore che come uomo.
A piangerne la scomparsa la compagnia “Camici miei” che così ha scritto ieri su Facebook. «Sei riuscito ad essere un personaggio nonostante tutti i tuoi personaggi; sei stato te stesso sia sul palco che nella vita, rendendo per questo ogni copione solo una pagina del grande libro dei ricordi». Con la sua innata goliardia Maggesi è stato anche fra gli animatori della Rivista, un nome legato alla storia delle Pagliette del Buzzi di cui era il decano agli occhi dei giovani riuscendo sempre a mantenersi di compagnia e con la battuta pronta. Un mondo, quello delle Pagliette, dove Mario era entrato agli inizi degli anni Settanta, complice l’amicizia con Rodolfo Betti, scrittore e padre appunto di tante Riviste del Buzzi.
«Era con noi in occasione dello spettacolo per i settant’anni – ricorda Gabriele Villoresi, presidente dell’associazione “Pagliette del Buzzi” –. Quando siamo tornati al Politeama a ottobre, mancava la sua presenza. Non solo come attore ma anche come spettatore in sala. Per le Pagliette più giovani Mario era da sempre un punto di riferimento, una colonna portante. Ci mancherà».
Il medico Claudio Azzini, anima della compagnia “Camici miei” insieme a Barbara Becheri, lo ricorda come «una parte importante del teatro pratese, il fratello maggiore di tutti gli attori che si sono succeduti negli anni». Perché Mario era fatto così, lui che non criticava mai e mai saliva in cattedra mentre con una dose di umiltà si affacciava dietro le quinte per dare sempre una mano. E un posto per lui c’era sempre, in scena. «Ma che scherzi? Guai a non chiamare il Maggesi: portava sfortuna – scherza Azzini –. Per i “Camici miei” è stato una presenza costante. Farà male vedere vuota la sua sedia alle prove. Era un uomo unico con la sua filosofia di vita, un personaggio: era lui che rappresentava se stesso».
Ex dipendente dell’ufficio imposte, Maggesi divorava i quotidiani e non si perdeva mai un film nei cinema di Prato. «E quando aveva finito qui le pellicole – rammenta Villoresi - andava a vederle a Firenze». L’attore era un fiume di battute in piena. «Vado a bere a Montecatini», diceva all’amico Azzini per dire che andava a fare i bagni termali. «Ciao grande Mario grazie di tutto – hanno scritto su Facebook i “Camici miei” - Tutto il teatro pratese ti deve tanto». I funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella cappella della Misericordia in via Convenevole.
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