Prato, la ristrutturazione è un incubo: «Da mesi al freddo e senza cucina»
La storia di una famiglia alle prese coi lavori lasciati a metà dall’impresa
PRATO. Ristrutturare casa può diventare un incubo: per Agnese Di Minno e per la sua famiglia da questo incubo, fino ad ora, è stato difficile svegliarsi. La sua storia inizia nel settembre del 2021 quando decide in accordo con la famiglia di rimettere a posto casa intervenendo con alcune migliorie utilizzando il superbonus edilizia previsto dalla normativa per alcuni lavori alle abitazioni. Un anno e mezzo di lavori ancora non terminati: una storia infinita. Un percorso ad ostacoli per una famiglia che cerca solo di poter tornare a vivere in un appartamento ristrutturato. «Un anno e mezzo fa volevamo apportare modifiche alla nostra casa e così abbiamo richiamato un muratore. Avevamo bisogno di fare un bagno e gli abbiamo chiesto se poteva effettuare i lavori – racconta Agnese – In quell’occasione ci è stato detto che si poteva accedere al superbonus avviando così la pratica: così il muratore ci ha messo in contatto con il professionista ed è partito il percorso per il beneficio. Dovevamo fare anche una serie di lavori più importanti e abbiamo così iniziato la trafila di documentazione. Da marzo, quando è iniziata la raccolta della documentazione, i lavori sono stati avviati a settembre».
Per Agnese e per la sua famiglia sembra cominciare un nuovo periodo, i lavori porteranno una riorganizzazione dell’abitazione. «I lavori iniziano ma con un brutto incidente: cade un ponteggio che si era staccato dalla facciata – racconta Agnese – Era stato un campanello d’allarme al quale non abbiamo dato peso più di tanto». La famiglia di Agnese continua a vivere nell’appartamento anche durante i lavori. La casa è composta di due piani. E quando l’intervento interessava il piano terra la famiglia si spostava al piano superiore, così quando era interessato dai lavori il primo piano, la famiglia torna al piano terra.
«Abbiamo sempre abitato nella nostra casa e lo abbiamo detto anche a chi ci lavorava – racconta Agnese – Durante alcuni imprevisti nella lavorazione non ci siamo mai preoccupati molto, perché, ci siamo detti: può succedere». I lavori sono iniziati, ma con qualche stop. «Sono andati avanti a singhiozzo – spiega Agnese – ad un certo punto si è verificato l’allagamento del piano terra. Non capivamo come mai e poi veniamo a sapere che quest’acqua si era formata dopo che dal tetto era stata tolta la carta catramata. In questa situazione ci siamo accorti che il direttore dei lavori era assente».
Agnese e la sua famiglia vedono questi incidenti come campanelli d’allarme nell’andamento dei lavori. «Alle mie mail inviate al muratore che conoscevamo scrivo che c’è qualcosa che non va – spiega la donna – mi viene risposto che è tutto a posto. I lavori vanno avanti a rilento. Viene rifatto il bagno, ma poi si scopre che c’è una perdita. A questo punto chiediamo una perizia per fare il punto della situazione. Non ne potevamo più». La situazione si fa più critica. «L’impresa se ne va e mi mandano una mail dove mi chiedono di pagare di più perché c’erano state lavorazioni ulteriori rispetto al preventivo – dice Agnese – Noi avevamo pagato quasi tutto, mancavano 3-4.000 euro su 30mila di lavori. Mi viene chiesto di pagare di più perché le spese di cessione del credito sono aumentate rispetto a quelle previste durante la firma. A questo mi oppongo». La situazione precipita a giugno scorso. «Da giugno scorso siamo senza riscaldamento e senza cucina e da allora non abbiamo più visto nessuno.
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