Il Tirreno

Prato

La scoperta

Un fulmine negli Usa colpisce la linea elettrica e un prof di Prato scopre un nuovo materiale


	La pietra quasicristallo scoperta dal ricercatore pratese Luca Bindi
◗
La pietra quasicristallo scoperta dal ricercatore pratese Luca Bindi

La spiegazione della nascita del nuovo quasicristallo: «Si è formato dalla fusione della sabbia»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO.  La potenza distruttiva di un fulmine abbatte una linea elettrica sulle dune sabbiose delle Sand Hills del Nebraska e crea un materiale mai identificato prima, in grado di aprire un nuovo capitolo della storia dei quasicristalli. È questa l’origine di un quasicristallo dall’inedita composizione, prodotto involontariamente da fattori antropici e individuato dal pratese Luca Bindi grazie alla strumentazione dei laboratori dell’Università di Firenze. La scoperta, fatta in collaborazione con i ricercatori della Princeton University, del Caltech e della University of South Florida, è stata illustrata sul nuovo numero di Pnas.

«I quasicristalli sono materiali in cui gli atomi sono disposti come in un mosaico, in modelli regolari ma che non si ripetono mai nello stesso modo, diversamente da quello che succede nei cristalli ordinari - racconta Luca Bindi, professore ordinario di Mineralogia Unifi - Fu Dan Shechtman, poi premiato con un Nobel per le sue scoperte, a studiarne negli anni Ottanta la struttura, che li rende preziosi anche per applicazioni in vari settori industriali. Quindici anni fa, fui proprio io a scoprire che tale materiale esisteva anche in natura, grazie all’individuazione del quasicristallo in un campione di meteorite conservato nel Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze. Dopo quello, abbiamo scoperto altri quasicristalli di natura extraterrestre e il primo quasicristallo di natura antropica, formatosi nel processo di detonazione del primo test nucleare condotto dagli USA nel 1945: tutti prodotti in condizioni di pressioni e temperature estreme in nano-secondi».

Dai primi ritrovamenti nasce l’intuizione del ricercatore pratese che, assieme ai colleghi americani, avvia lo studio della composizione di altri materiali formatisi in tali eccezionali condizioni. E l’attenzione degli studiosi si concentra anche sulle fulguriti, che vengono prodotte quando il calore sviluppato dalla scarica elettrica fonde la sabbia silicea contenente quarzo.«Il campione che abbiamo analizzato si era formato probabilmente dalla fusione di sabbia e materiale di una linea elettrica abbattuta da una potente scarica di un fulmine - spiega il professore ordinario - La presenza di vetro siliceo suggerisce che abbia raggiunto temperature di almeno 1710 gradi centigradi e le indagini condotte presso il Centro di Cristallografia Strutturale dell’Ateneo fiorentino hanno confermato che il quasicristallo ha una simmetria dodecagonale proibita dalla cristallografia periodica e una composizione precedentemente non documentata».

Insomma, una scoperta, questa, che dà una lettura diversa anche di ciò che ci circonda e che potrebbe cambiare anche il futuro. Ancora presto per dire in che modo, ma ora attraverso gli studi del ricercatore si potrà anche capire la potenzialità del quasicristallo. «Questi dati - conclude Bindi - suggeriscono in che direzioni potrebbero andare le ricerche di altri quasicristalli e danno ulteriori elementi per sviluppare tecnologie in grado di sintetizzarli».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana