Violenze e aggressioni alla Iron: la Regione chiede di non smantellare la fabbrica
Il consigliere di Giani condanna le violenze: «I responsabili vanno puniti»
PRATO. «Esprimo la ferma condanna a ogni atto di violenza e aggressione, certo che i responsabili saranno trovati e puniti». Lo ha scritto ieri Valerio Fabiani, consigliere per lavoro e crisi aziendali del presidente della Regione Eugenio Giani, a proposito della vertenza in corso alla Iron & Logistics di via Ciulli, un braccio di ferro che va avanti da quasi due mesi e che giovedì pomeriggio è sfociato in uno scontro tra tre dei 22 operai licenziati a settembre e un gruppo di persone ancora da identificare che hanno forzato il picchetto davanti al cancello per far uscire dalla fabbrica un paio di camion che presumibilmente portavano via parti dei macchinari smontati nei giorni precedenti.
Fabiani è stato chiamato dai sindacalisti del Si Cobas che sono a fianco dei lavoratori licenziati e giovedì sera è andato a vedere di persona che cosa era successo e cosa stava succedendo. Gli operai hanno superato il cancello e hanno occupato il piazzale, si sono confrontati col consigliere di Giani e dopo aver ricevuto rassicurazioni sull’interessamento della Regione hanno tolto l’occupazione di una fabbrica che, di fatto, non esiste quasi più perché, nonostante nessuno dei manifestanti sia entrato all’interno e la proprietà taccia sul punto, sembra confermato che i macchinari sono stati smontati.
«Credo che vogliano spostarsi in provincia di Pistoia – dice Fabiani – Glielo chiederemo lunedì, se si presenteranno in Regione». Lunedì infatti è convocato il tavolo di mediazione tra le parti, un tentativo disperato viste le premesse.
«Mi sono confrontato con coloro che hanno animato il presidio in queste settimane – spiega ancora Fabiani – e faccio appello a mantenere la calma nell’interesse di tutti. La Regione ha già convocato una riunione plenaria in palazzo Strozzi Sacrati a cui, alla luce dei fatti di oggi, sarebbe opportuno che l’azienda partecipasse. Resta naturalmente l’amarezza per quello che è successo e per quello che ho visto, compresi i fazzoletti insanguinati per terra davanti all’ingresso della fabbrica».
Il consigliere del presidente della Regione ha definito «una decisione francamente inopportuna» quella dell’azienda di far uscire i camion coi macchinari smontati forzando il picchetto davanti al cancello.
Fabiani poi precisa: «La Regione ha preso in carico questa vicenda poiché, pur non trattandosi di una crisi industriale, abbiamo comunque ritenuto di provare a dare una mano con l’obiettivo di ripristinare un corretto confronto fra le parti e dare lavoro a chi lo ha perso».
«Chiediamo all’azienda – aggiunge il consigliere – di evitare azioni unilaterali e forzature e quindi di sospendere il processo di svuotamento dello stabilimento evitando di aumentare un clima di tensione e consentendo alle istituzioni di svolgere il proprio ruolo».
Qualcosa era già uscito dalla fabbrica di via Ciulli nei giorni precedenti, ma dalla “porta posteriore”. È stato aperto un varco nel muro che confina col piazzale della Edil Market, un buco che poi è stato coperto con lastre di cemento. Su questo il titolare della Edil Market ha preferito non fare commenti.
«Ancora una volta un operaio finisce in ospedale mentre manifesta pacificamente per i propri diritti – commentano invece Sarah Caudiero e Luca Toscano del Si Cobas – Ancora una volta accade perchè i protagonisti delle precedenti aggressioni sono sempre e tutt'ora rimasti impuniti: Gruccia Creations, Texprint. Dreamland. Una sequenza inquietante che continua a non incontrare freni. Questo distretto è notoriamente affetto dalla malattia cronica dei “chiudi-e-riapri”. Gli stessi ventidue licenziati della Iron&Logistics lo sanno bene. Lo hanno già vissuto sulla propria pelle». Sono quelli che lavoravano per la Top Line in via Strobino. Anche quella fabbrica è stata smantellata.
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