Il Tirreno

Prato

Sindacati

Dalle fabbriche alla via del lusso: gli invisibili fanno sentire la voce

di Alessandro Formichella
Dalle fabbriche alla via del lusso: gli invisibili fanno sentire la voce

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Dalle strade di provincia alle vie del salotto buono del capoluogo toscano, per denunciare lo sfruttamento lavorativo. È cosi che ieri la manifestazione di protesta dei SiCobas è andata da via XXV aprile a Poggio a Caiano, davanti alla tessitura D-Tex, a Firenze in via Roma davanti al negozio Armani. È la battaglia delle “grucce” che adesso si sposta anche nelle tessiture e stirerie del pratese e che, come dice Riccardo Tamborrino del sindacato di base SiCobas, «evidenzia lo sfruttamento del lavoro diffuso a macchia d’olio che coinvolge piccole e medie aziende di ogni specie che producono conto terzi per brand pregiati, come Armani ed altri».
Ieri mattina la protesta pacifica e silenziosa è iniziata davanti alla tessitura D-Tex di Poggio a Caiano, nella frazione del Poggetto, dove due operai pachistani, che da anni hanno un contratto part time di 4 ore ma lavorano 12-13 ore al giorno, sette giorni su sette, chiedono giustizia; ossia regolarizzazione del rapporto a tempo indeterminato per 8 ore lavorative per cinque giorni su sette della settimana, con riposi, ferie e permessi. Una vita normale, insomma. I due operai hanno provato a chiedere la regolarizzazione del rapporto lavorativo, ma dalla «D-Tex hanno avuto solo una risposta negativa», risponde Riccardo Tamborrino, «per questo siamo qui ad appoggiare lo sciopero ad oltranza dei due operai finché non avremo una trattativa che li regolarizzi». La battagliasi espande e rischia adesso di diventare un vero e proprio braccio di ferro.
I due operai sono Imram e Jibran, tutte e due sono arrivati a Prato dal Pakistan circa 8 anni fa. C’è poi la vicenda di Junaid, anche lui pachistano, della Zozi maglificio, in via Ghisleri zona di Iolo, che racconta di «lavorare sette giorni su sette 12, 13 ore al giorno senza riposo settimanale». «Quindici giorni fa Junaid è stato allontanato dal luogo di lavoro e lasciato senza salario perché aveva chiesto la regolarizzazione del contratto: lavorare 8 ore al giorno con riposi e ferie. Ma non è permesso – ribatte Tamborrino -: anche lui ha un contratto part time di 4 ore al giorno ma ne lavora tre volte tanto al giorno. Ora lo hanno allontanato dall’azienda».
«Ci arrivano 600 euro con bonifico al mese e altri 600 euro ce li danno a nero – spiega Jibran della D-Tex -: la realtà è questa». Dopo la D-Tex la protesta dei lavoratori si è spostata davanti al maglificio Zozi e poi davanti ad alcuni pronto moda, tutti compresi fra via Paronese e via del Ferro, Macrolotto 1 e 2, fino a che nel pomeriggio un gruppo di 30 operai e sindacalisti SiCobas si è spostato a Firenze in via Roma davanti al negozio Armani. La questione qui invece è tutta collegata alla Iron & Logistic di Montemurlo, che lavora contoterzi per Armani, e dove giorni fa sono stati licenziati 22 operai di origine straniera, “rei” di aver chiesto la regolarizzazione dei contratti di lavoro e la puntualità nel ricevere i salari. Davanti al negozio di Armani, uno striscione con scritto “22 operai licenziati perché hanno chiesto paghe regolari” ha accolto i passanti del sabato pomeriggio e le persone a fare shopping nel pieno centro di Firenze. Un’immagine di protesta che il capoluogo, forse, non avrebbe immaginato di vedere. «Abbiamo parlato con i passanti, dato volantini, spiegato le motivazioni della protesta. Ci sono state persone che mentre stavano per entrare nel negozio di Armani hanno deciso poi di non fare acquisti e andarsene», hanno ripetuto quelli del sindacato di base. La strada degli scioperi e della protesta ieri ha messo assieme la provincia e le zone industriali con le vie storiche di Firenze. «E questo per far capire che dietro ai brand famosi spesso c’è una filiera conto terzi di vero e proprio sfruttamento del lavoro e della dignità delle persone», ha concluso Tamborrino.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana